L'Angelo di Cyprès Méchant

di Paola Farah Giorgi

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L'Angelo di Cyprès Méchant 13,00 € 11,05 € 15 9788898980109

anteprima libro

L'Angelo di Cyprès Méchant

...La ragazza scivolò con lo sguardo dal viso al corpo inginocchiato sulla lapide, avvolto dalle ali come da un accappatoio da sposa dopo la doccia. Un corpo che sembrava puro, da bambina appena cresciuta, quasi indecente sulla tomba di un uomo.

Il senso di colpa percuote la giovane Charlotte, china sulla tomba di un uomo dove s’innalza la statua di un Angelo a lei somigliante. Uno scrittore solitario, Marcel, abituale frequentatore del cimitero di Cyprès Méchant nella cittadina francese di Lumière, si lascia suggestionare da questa visione e inizia a scrivere sulla ragazza e sull’uomo della tomba una storia totalmente immaginaria ambientata a Londra che dipana un’altra realtà possibile. Contemporaneamente, l’incontro con Rachele, una donna misteriosa e
affascinante, condurrà lo scrittore a provare sentimenti ed emozioni mai osate e ad assaporare l’inaspettata quanto preziosa sensazione di non essere più solo. Il romanzo si addentra quindi nel sottile confine che separa la vita dalla morte, la materia dallo spirito, la realtà dalla fantasia, la pace dall’inquietudine, alzando il sipario sul vero senso di colpa della giovane Charlotte soltanto nel finale.

Informazioni aggiuntive

Isbn:  978-88-98980-10-9
Anno di pubblicazione: 2014
Pagine: 152
Dimensioni: 21 × 15 × 1.0 cm

Voto 
Crovara Pescia Federico
16/10/2015

L'angelo di Cyprès Méchant

Fin da subito, anche in una sola frase, quasi sfiorandoli, i romanzi di Paola mi hanno fatto rivivere lo stile dei grandi scrittori di fine 800, che è stata in grado di far rifiorire. Le sue trame riescono a intrecciarsi a personaggi attuali mentre le vicende si susseguono attraverso un' anatomia della realtà ricca di particolari, forse invisibili agli occhi di molti; tutto l' insieme nasce dal suo animo, capace di ineguagliabili fantasie che soltanto una penna tra le sue dita, insieme a un foglio, può immortalare, quasi come la fotografia di un istante che, nel suo caso, però non si ferma fino all'ultima pagina.

    Voto 
    Antonio Bigotti
    29/07/2015

    atmosfera da nouvelle vague

    Leggendo L’Angelo di Cyprès Méchant ho pensato immediatamente alla Nouvelle Vague francese e al cinema di Truffaut in particolare. È un romanzo che sarebbe adatto a una sceneggiatura di questo genere sia per le immagini che evoca sia per l’atmosfera che si respira nelle “inquadrature” e nelle ambientazioni.

      Voto 
      Lucia Corso
      03/06/2015

      Sfumature, profumi e trasparenze

      “L’Angelo di Cyprès Méchant” è un romanzo che vive di sfumature delicate e misteriose, di trasparenze tenui e profumate nel cui sfondo si muovono caratteri diversi e storie che si dipanano l’una nell’altra.
      I viali solitari, appena animati dal fruscio di antichi cipressi e dal suono particolare di “grilli gentilmente canterini”del piccolo cimitero di Cyprès Méchant; il portico della casa del protagonista, lo scrittore Marcel, a cui arriva il profumo delizioso della “muscadelle” matura proveniente dal pergolato dei vicini, e quasi si mescola con l’altro più prosaico ma, per lui, ugualmente piacevole della pelle del comodo divano del suo salotto; la piazza con le mattonelle bianche e rosse con intorno i portici bassi e, al centro, lo spazio verde con il salice piangente della piccola cittadina di Lumière: tutto questo, soffuso dalla musicalità dei ricorrenti termini francesi che l’autrice utilizza spesso nelle nomenclature e dai delicati colori d’autunno digradanti dal giallo all’arancio, crea un’atmosfera sospesa in cui si innesta una storia di rimorso.
      È la storia della giovane Charlotte, che sente di aver causato la morte di un uomo che, nonostante tutto, ha voluto immortalarla in un angelo, l’angelo appunto di Cyprès Méchant, da lui stesso commissionato a uno scultore, con le fattezze identiche della ragazza, e poi fatto sistemare sulla sua tomba.
      Charlotte sconterà la sua pena interiore isolandosi dal mondo, cullata da mantra misteriosi, atmosfera questa che, con il suo esotismo, contribuisce ad aumentare il fascino dell’insieme.
      Ma la figura della ragazza china a piangere sulla tomba di quell’uomo che, dalla foto sulla lapide, appare di circa quarant’anni e dall’aspetto timido e gentile, scena con cui si apre la storia base, ispira allo scrittore Marcel, frequentatore abituale del piccolo cimitero, un’altra storia.
      Una vicenda ambientata a Londra che, in modo meno morbido, più violento e intricato, segue apparentemente le linee e i protagonisti della storia base, riproducendola, in un certo senso, in un contesto totalmente diverso. Questa storia vivrà parallela alla vera storia della ragazza, intrecciandosi continuamente con questa, con un’alternanza strategicamente studiata dall’autrice che, in questo modo, alimenta nel lettore la curiosità e l’interesse per il finale.
      Finale che lascia senza fiato per la sua imprevedibilità, arrivando dopo un percorso dal lieve sentore di “giallo”, sostenuto da uno stile essenziale e, nello stesso tempo, pieno e corposo che, a tratti, indulge a toni sottilmente ironici.
      Un finale che, alimentato anche da una delicata storia d’amore crepuscolare tra lo scrittore Marcel e l’affascinante Rachele, soprattutto con l’ultima scena, ormai invernale, dell’angelo semisepolto dal candore della neve, lascia intuire una conclusione di riscatto, di perdono e di riconciliazione con la vita e i suoi affetti.

        Voto 
        Enrico Appiani
        01/06/2015

        L'Angelo di Cyprès Méchant

        L'ho letto con piacere, gustandomi il garbato stile narrativo e il triplo intreccio di storie, i cui dettagli si venivano rivelando pian piano fino alla ricomposizione finale. Brava Paola!

          Voto 
          Amara Miao
          31/05/2015

          L'Angelo di Cyprès Méchant

          Ho finalmente preso in mano il libro "L'angelo di Cyprès Méchant". Lo avevo lì da marzo e ieri ho deciso che era il giorno, infatti l'ho letto tutto d'un fiato, finendo ieri sera e chiudendolo col sorriso soddisfatto e il senso di abbandono che danno i buoni libri..
          Un bell'intreccio di storie, ben architettato, bei personaggi 'visibili', la giusta suspense, un tocco di ironia e una grande capacità descrittiva che non scade mai nel superfluo noioso...
          insomma, non danno piacere solo gli scrittori famosi.. e, se ne avete voglia, ve lo consiglio..

            Voto 
            Margherita Firpo
            13/05/2015

            L'angelo di Cyprès Méchant

            “La vita si fa morte ed è come se quella morte avesse posseduto questa vita da sempre”

            E’ con queste parole (cit. di Paul Auster) che Paola Farah Giorgi sceglie di aprire le porte del suo libro e, per chi ha appena iniziato a leggere, la sensazione è di stare per addentrarsi in una storia tutt’altro che “terrena”.
            In poche righe il lettore si trova catapultato in un cimitero, il Cyprès Méchant, nella piccola cittadina di Lumiére, dove una ragazza, non una qualsiasi ma "la ragazza col basco di velluto", piange sulla tomba di un uomo, consapevole di averlo ucciso. Sulla tomba, una statua tale e quale a lei, persino nella cicatrice a fianco dell’occhio sinistro.
            C’è un uomo, distante pochi metri, l’uomo "con le scarpe rosse e modica pancia in rilievo", che la scruta, discretamente.
            Il guardiano del cimitero, "corpo a pera e pochi capelli", li tiene entrambi sotto controllo, estirpando erbacce e sostituendo fiori marci a quelle tombe con parenti "da una volta all’anno".
            Non si sa ancora ma c’è anche lei, Rachele, la donna il cui nome "fa a pugni con il suo viso".
            È così che presenta i suoi personaggi Paola, giocando con le perifrasi e stimolando il lettore a dare libero sfogo alla fantasia per creare nella propria mente immagini reali.
            Non è forse questo che ci aspettiamo da un libro? Le persone che conosciamo leggendo, ci entrano dentro a tal punto da immaginarne i tratti del viso, l’odore della pelle, i disegni delle lentiggini.
            Spesso non vogliamo che l’autore ci dica troppo, vogliamo immaginarcelo da soli, abbiamo voglia di inventare. E Paola Farah Giorgi ci rende partecipi in questo modo.
            La storia, come dicevo, inizia così, tra i viali alberati di un cimitero, e il senso di colpa di una donna. Tutto fa pensare che proprio quest’ultima, misteriosa e piangente, diventi la protagonista indiscussa del romanzo e invece, in modo silenzioso Charlotte, questo è il suo nome, sale su un treno per dare spazio sul palcoscenico a chi invece la storia la farà davvero, Marcel e Rachele.
            Charlotte non sparirà comunque, ma farà da sottofondo a questa storia. Sembra quasi di sentirlo, il suo mantra, recitato a bassa voce, tra un sospiro piangente e un rimpianto di dolore.
            E poi, dalla penna di Marcel, scrittore di romanzi campati in aria, nasce Guy, interprete di un’altra storia, una "piccola amara storia londinese, amara come il cacao al novantanove per cento, nulla a che vedere con il cioccolato al latte che si scioglie in bocca".
            Voi direte, una storia amara come cioccolato fondente e una che si scioglie in bocca come il cioccolato al latte? Ebbene, proprio così. Paola ci presenta due vite, che scorrono parallele, distanti, con due gusti diversi, proprio come i due tipi di cioccolato.
            Marcel e Rachele, sebbene tormentati entrambi dalla curiosità di sapere di Charlotte, la ragazza con la statua tanto uguale a lei su quella tomba, vivono una storia dolce, mielata e delicata proprio come un quadretto di cioccolato al latte sciolto sul palato.
            A Guy invece, spetta il cacao al novantanove per cento, il cui retrogusto finale è amaro e quasi un po’ offensivo.
            Marcel e Rachele vivono di una leggerezza propria di un bambino, Rachele si porta appresso una "borsa a cartella molto grande per metterci dentro i sogni e portarseli a spasso quando fa nuvolo"; Marcel vive nei suoi personaggi, appagando la sua voglia di vivere vite diverse.
            Non si presentano l’uno all’altro in modo convenzionale, ma così, per immagini di loro e di quello che è il loro modo di vivere e immaginarsi il mondo.
            "Ho vissuto a parentesi", fa Rachele a Marcel. "La prima parentesi si è chiusa a vent’anni, […], le altre sono durate dieci anni ciascuna e dentro ogni parentesi ha sgambettato una Rachele diversa".
            Marcel, invece, è salito su "un unico treno, subito ad alta velocità, poi sempre più lento; ora è un treno a vapore […], il più lento in assoluto, ma è lo stesso treno". Lui della vita vuole godersi ogni minuto, tanto che ha addirittura inventato la formula per rallentare il tempo (non ve la svelo però!).
            Guy, con la sua storia al cacao novantanove per cento, nel suo lungo "cappotto gogoliano con bavero di pelliccia", prende forma nella mente di Marcel. Due uomini diversi o gli opposti di un unico uomo? Forse la stessa faccia della stessa medaglia. Lascio a voi giudicare.
            Paola Farah Giorgi ci racconta in modo sublime di quanto la fragilità umana non sia poi così diversa e lontana in ognuno di noi, di quanto sia comune aver bisogno di qualcuno, al nostro fianco, a ricordarci che esistiamo e che proprio per quel qualcuno possiamo essere la vita.
            Ma nessuno di questi concetti è scontato per Paola, niente è banale nelle sue parole, ognuna è studiata e ricercata per lasciare qualcosa nel nostro palato letterario, proprio come il retrogusto del cioccolato.

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