I pettirossi non smettono mai di cantare

di Margherita Firpo

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I pettirossi non smettono mai di cantare 13,00 € 11,05 € 15 9788898980192

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I pettirossi non smettono mai di cantare

«E perché questo titolo? I pettirossi non smettono mai di cantare?» una ragazza in sesta fila. Bevo un sorso d’acqua e prendo fiato.
«Vi è mai capitato di attraversare un momento davvero difficile? Beh, immagino di sì, purtroppo. La morte di una persona cara ma, senza scendere così nel tragico, anche un abbandono, essere lasciati dalla persona che si ama, sentirsi traditi da un amico, non sapere come risolvere un problema a vostro figlio, per il quale dareste la vita e invece vi sentite impotenti? Beh, io avevo un’abitudine da bambina, un’abitudine che mi ha insegnato mia madre. Vivevo in campagna allora e, ovviamente, era molto semplice udire il cinguettio degli uccellini. Quando c’erano giornate brutte (ed erano tante,
perché ero una bambina molto malinconica, in realtà senza reali motivi), in cui mi sentivo
triste e mi sembrava che per colpa del mio problema, anche il più piccolo, la vita si fermasse e fosse impossibile farla ripartire, mia madre mi diceva sempre:
Betta, i pettirossi non smettono mai di cantare, anche quando fuori c’è il gelo e loro hanno i piccoli da sfamare, anche quando qualche animale gli distrugge il nido e perdono i piccoli. Il loro canto non si ferma mai, mai davanti alle difficoltà, mai davanti a nulla, prova della vita che, fortunatamente, procede con il suo corso anche quando ci sembra che tutto sia finito. E allora, quando ti sembra che non ci sia una soluzione per nulla, quando ti senti davvero a terra, affacciati alla finestra e spegni i rumori di sottofondo. Vedrai che, ovunque sei, li sentirai

Un pomeriggio di sole, una nonnina di novant’anni, una nipote curiosa e di colpo mi sono trovata a camminare per le strade del mio paese ai tempi della seconda guerra mondiale. Domande a raffica a chi quella brutta guerra l’ha vissuta davvero, e non solo; l’ha sentita sulla sua pelle e, come da un vestito pesante, non è ancora riuscita a liberarsene. E poi un viaggio in Africa, in quella terra fatta di parole sussurrate come una ninnananna a un bambino, di passi leggeri e impercettibili come quelli di una gazzella, di scorrere del fiume, di sfumature lievi, tenui, quasi come se la natura volesse dire qui sei in casa mia e fai come dico io, togliti le scarpe e abbassa il volume. Un viaggio a senso inverso, durante il quale è l'Africa a entrare dentro di te e, per mezzo tuo, ti rivela la sua infinita bellezza; un viaggio in cui non c'è bisogno di parole, le sue regole ti segnano come una sorta di codice genetico e capisci che ci sei dentro fino al collo, che in qualunque momento te ne andrai soffrirai per quel distacco. Nasce così questo libro, tra un’intervista a mia nonna e una forte nostalgia per quel popolo che è la linea dell'orizzonte che unisce il resto del mondo a Dio.

Elisabetta Morelli, la protagonista, inizia a prendere forma proprio dopo la morte di sua madre, una donna coraggiosa e saggia che è sopravvissuta ad un pogrom di livelli internazionali ma che ha perso il suo cuore molti anni prima insieme alla sua storia d’Amore. Anche Elisabetta ha dovuto fare i conti con la realtà e dimenticare chi le aveva fatto provare l'emozione vera del primo amore, quella bramosia ardente che fa di un uomo e una donna una cosa sola, il fiato caldo sul collo, le guance arrossate dal freddo di una mattina d'inferno africano. Ora ha quasi cinquant’anni, è sposata, ha tre figli e una gran voglia di cancellare i suoi ultimi vent’anni di vita.

Un destino comune, che si tramanda da madre a figlia, dedicato alle debolezze di tutte le donne, alla paura di essere sole, alla pazienza che molte non sanno neanche di avere, alle figlie di una guerra, perché è facile essere coraggiose se qualcuno lo è stato prima di noi.

Informazioni aggiuntive

Isbn:  978-88-98980-19-2
Anno di pubblicazione: 2015
Pagine: 168
Dimensioni: 21 × 15 × 1.1 cm

Romanzo vincitore del VII° Premio Letterario Pagine di territorio - Storie di uomini e Paesi 2015

Voto 
Stefania R.
01/08/2015

Recensione di una lettrice.

Questo romanzo mi è piaciuto molto, perché è una bella storia che parla di donne.

Il primo punto che mi ha colpito è il seguente:
"Lei non ha potuto, ma io invece sì, ho seguito il mio sogno. L'ho inseguito a gambe levate e con il fiato corto, e alla fine l'ho acchiappato." (pag. 20)
Elisabetta - la protagonista del libro -scopre che sua madre, come lei, aveva dei sogni, ma che non li ha potuti o voluti realizzare. E' una delle tante cose che Elisabetta capisce di avere in comune con la madre morta da poco. Il genere femminile, seppur declinato nelle diverse epoche storiche, si presenta sempre con le stesse caratteristiche in ogni donna di ogni tempo.
"Non serve distrarsi da una vita che non ci piace, bisogna avere il coraggio di scendere da quella e salire su quella che desideriamo." (pag. 74)
La mamma di Elisabetta non ha voluto o potuto farlo; Elisabetta sì...
Alle donne è sempre chiesta una buona dose di coraggio, sia che decidano di buttare tutto all'aria e cambiare vita, sia che decidano di rimanere nella loro situazione e di continuare una vita che le esige vittime sacrificali sull'altare della serenità altrui.

Il secondo punto sul quale mi sono soffermata è il seguente:
"Se ora avessi la possibilità di spostare indietro le lancette dell'orologio , sarei io a farle molte domande. Non la lascerei più morire senza sapere chi era." (pag. 52)
"Chissà cosa aveva nel cuore la mamma, chissà se è perché io non ho mai saputo ascoltarla che non mi ha mai raccontato la verità." (pag. 132)
Solo quando la propria madre muore si scopre che anche lei era una donna e si realizza con rimpianto che ci si sarebbe potute conoscere in maniera più profonda. O forse il destino della figlia è proprio quello di allontanarsi dalla propria madre?

Complimenti Margherita e buona lettura a tutti!



    Voto 
    Paola Farah Giorgi
    06/04/2015

    I pettirossi non smettono mai di cantare

    ... Con il tempo ho capito che non importava avere cose da dire ma come si dicevano. Le vite di tutti gli esseri umani si assomigliano, come puoi pensare d’inventare qualcosa di nuovo? ...

    È con questa frase del romanzo (pagina diciassette) che voglio iniziare la mia recensione a quest’opera di Margherita Firpo perché, a mio avviso, ne costituisce l’essenza più vera oltre che riassumere la visione che Margherita ha del suo essere scrittrice.
    Tutto ha inizio quando la protagonista, Elisabetta Morelli, alla morte di sua madre, ritrova una scatola piena di lettere scritte dalla donna durante la guerra e nel periodo successivo, lettere molto intime che innescano in Elisabetta un vero e proprio sconvolgimento interiore.

    ... Leggere di lei, delle sue emozioni, dei suoi pensieri più nascosti, mi fa venire la pelle d’oca, mi fa viaggiare in un mondo che speravo di aver dimenticato o, quantomeno, di aver nascosto bene in un angolo del mio cervello...

    Ne “I pettirossi non smettono mai di cantare” non ci sono voli fantasiosi né intrecci particolari da sgarbugliare pagina dopo pagina perché la trama in fondo è semplice, forse prevedibile, ma il suo pregio sta proprio in questa essenzialità: chi legge si ritrova nei personaggi perché Margherita dà voce alla vita normale, quella farcita di emozioni autentiche, senza fronzoli, e lo fa nel migliore dei modi.
    Non inventiamoci storie di vita eclatanti e paradossali per apparire snob o chic, sembra dirci l’autrice, perché la verità è un’altra, e lo sappiamo.
    La vita è semplice, per tutti noi: si ama, si soffre, si aspetta, e nell’attesa ci sono rimpianti e speranze. Gradazioni diverse, questo sì, amplificate al massimo nelle donne d’ogni tempo.
    Forse per questo ne “I pettirossi non smettono mai di cantare” si parla di donne: una madre e una figlia, un rapporto fra di loro spezzato e distante che, nel corso del romanzo, si svelerà esattamente il contrario.

    ... Mia madre scriveva forse più di me e io non l’ho mai saputo...

    Un romanzo intenso? Appassionato? È dir poco. Nulla si ferma in superficie. Oltre le parole c’è la densità e la profondità dei sentimenti e, oltre ai sentimenti più veri, appare come una brutta crepa la necessità di adattarsi alle circostanze che, inutile dirlo, è anch’essa una componente della vita non da poco. Succede alla madre, succede alla figlia, ieri come oggi, con sfumature diverse, diversi atteggiamenti e, perché no, diversa saggezza.
    Ecco, su questo vorrei soffermarmi un poco perché lo trovo un interessante spunto di riflessione per voi che leggerete il romanzo: la saggezza della madre.
    Non voglio dirvi troppo, per non svelare quanto non va svelato, però voglio suggerire questo: provate a riflettere su come la madre decide di affrontare le circostanze per capire la “grandezza” interiore di questa donna e la sua “strategia” per riuscire a vivere nel migliore dei modi possibili in situazioni non ideali.
    C’è da imparare molto.
    Vorrei che tutte le donne in crisi per amore, cogliessero questo input per leggere il romanzo e che, una volta letto, iniziassero a guardare alle proprie madri come donne che quasi sicuramente hanno già affrontato la stessa identica crisi.
    Vorrei che le nostre figlie adolescenti smettessero di dirci "intanto non puoi capire", perché tutte noi abbiamo già vissuto le loro difficoltà e possiamo capirle benissimo. Non è facile, si sa, ma che un romanzo appassionato e intrigante, di facile lettura e scorrevole come “I pettirossi non smettono mai di cantare” possa avere uno strato educativo rilevante, questo è un dato di fatto.

    ... Non devi farmi certe domande, sei mia madre! Anch’io avrei dato la stessa risposta di mia figlia, anni fa, a mia madre. E probabilmente l’ho fatto. Se ora avessi la possibilità di spostare indietro le lancette dell’orologio, invece sarei io a farle molte domande. Non la lascerei più morire senza sapere chi era...

    Sì, vedo bene l’opera di Margherita Firpo anche in ambiente scolastico, non solo a scopo educativo (come del resto dovrebbero essere utilizzati moltissimi romanzi, classici e non) ma anche per i suoi agganci storici intesi come “esperienze vissute”.
    Come dicevo all’inizio, le lettere di cui tratta il romanzo sono state scritte in parte durante la seconda guerra mondiale e quei giorni sono visti sia nella loro realtà più cruda (... tutto intorno puzza di morte e di desolazione, la fame ci rende tutti più cattivi e la paura soli e aridi ...) sia in modo più delicato e romantico attraverso lo sguardo di una donna innamorata.
    Ed è con questo sguardo che voglio concludere la recensione perché, come dice l’autrice, "l’amore era amore anche a quei tempi".

    14 dicembre 1943
    ... Oggi l’ho visto. Prima in sogno, mi sfiorava una mano con delicatezza, poi mi prendeva con forza e mi tirava verso di lui, sentivo il suo alito caldo su collo, mi scaldava il corpo e il cuore nel freddo di una sera buia e ghiacciata. Riuscivo a intravedere i suoi contorni, il suo naso dritto e deciso, i suoi denti bianchi e brillanti di paura, i suoi capelli umidi di pioggia. Riuscivo ad avvertire il suo odore. Di voglia di me e io di lui.
    Poi ho incontrato i suoi occhi anche nella realtà, un solo sguardo, lungo, supplichevole, di labbra appena morsicate, di sospiri strascicati che ti lasciano i polmoni vuoti e il cuore pieno di desiderio...

    Buona lettura!

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