Guimauve

di Paola Farah Giorgi

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Guimauve 12,00 € 10,20 € 15 9788893690041

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Guimauve

Nella vita tutto può succedere, anche per colpa di morbidi dolcetti alla pasta di altea o per colpa di un quadro da obitorio o di un libricino con le scritte in oro. Ne sanno qualcosa i pazienti della clinica dermatologica di Sur le Dessus, accomunati da misteriose macchie rossastre sulla pelle, e ne sa qualcosa Leonard Grisar, il pensieroso medico che li ha in cura.

Guimauve, romanzo 1° classificato al Premio Jacques Prévert 2012, è un dipinto umano pennellato sulla scia di ritratti universali che ricalcano abitudini, pregi e difetti della vita di ogni giorno, anche quando rasentano il confine del surreale, del volutamente eccessivo, dei sentimenti portati all’estremo nell’estremo attimo in cui ci assalgono.

Informazioni aggiuntive

Isbn:  978-88-9369-004-1
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 160
Dimensioni: 21 × 15 × 1.1 cm

  • Romanzo vincitore del Premio Jacques Prévert 2012
Voto 
Giuseppe Pellegrino
03/12/2016

Recensione a Guimauve

Se dovessi connotare questo libro in modo cromatico lo definirei un libro policromatico: c'è il giallo (di cui si tinge oltre la metà del testo), il grigio (nelle continue e altalenanti vicende), il nero (che affonda negli abissi dell'animo) e il verde, che incarna la speranza.
Una clinica dermatologica è un luogo dove s'indagano malattie che sembrano essere manifeste ed esteriori; ma quel sintomo non è altro che la punta dell'iceberg, attraverso cui si arriva più sotto, poi ancor più in basso, fino a scandagliare un'interiorità magmatica e tormentata, il cui intenso calore igneo divampa fino a bruciare il derma, la superficie.
Il protagonista è un dermatologo, che in quella clinica lavora forse più come psicologo che come dottore; un uomo che ha imparato che le macchie rosse sulla pelle non sono un improvviso capriccio della natura ma un segnale di ben altro; sa che deve ascoltare i pazienti, deve indurli a tirar fuori ciò che, celato negli abissi della mente e dell'animo, mostra improvviso il suo volto lasciando una sorta di stimmate sul corpo. Socrate potrebbe esserne il maestro, perché il protagonista ha, con i propri pazienti, quell'approccio socratico-maieutico che penetra nell'interiorità, apre cancelli di ferro sbarrati e libera il peso che opprime i pazienti stessi.
La clinica è dunque il luogo attorno al quale gravitano le storie, tanti piccoli spaccati sociali che mostrano al lettore come i demoni o i turbamenti che pervadono siano molteplici, frutto di pregiudizi, insani concetti e insani atteggiamenti, gerarchie sociali opprimenti, scherzi dissacranti e blasfemi, o amenità quotidiane che s'ingigantiscono oltremisura… ma è l'approfondimento psicologico, lo scavo interiore che cattura fino a sentire addosso il personaggio e i suoi tarli.
Il protagonista ama profondamente questo lavoro, ma ama anche profondamente una donna, conosciuta casualmente in un locale poco distante la clinica. L'uomo è solo, in cerca di compagnia, di svago e instaura subito con la giovane donna un feeling profondo fatto di ammiccamenti e di sguardi, un tacito e perdurante accordo che improvvisamente si rompe: e qui comincia il giallo.
Dunque introspezione, psicologia e giallo sono gli ingredienti che connotano questo libro, insieme alla policromia che citavo all'inizio. Ma è anche un libro pieno di metafore, di iperboli dialogiche, di sentenze o aforismi che ne impreziosiscono ulteriormente la lettura… “ora so che il Bene e il Male hanno un unico volto, il volto di Dio, che è il Tutto, e tutti noi, intelligenti e stupidi, sani e pazzi, siamo il suo volto”. Solo un “assaggio” di quanto la lettura di questo libro offre.
Un testo, quindi, che indaga l'animo umano, lo disseziona e lo mette a nudo, per liberarlo da aloni e impurità che sono dentro di noi, quasi a far passare il messaggio che, solo comprendendo a fondo gli altri, conosciamo noi stessi: sfiorando così l'Uno evocato dal libro, in un soffio di ebbrezza quasi trascendente.

    Voto 
    Alessandra Giordano
    03/12/2016

    Guimauve

    Incertezza, rabbia, paura. Emozioni profonde e dirompenti che scuotono le pagine del romanzo e che rischierebbero di azzannare il lettore se non ci fossero quel tocco ironico e quel tocco erotico che caratterizzano la prosa dell'autrice.
    Lo stile è leggero, scorrevole e per nulla tragico: il lettore viene condotto e introdotto al settimo piano della clinica Sur le Dessus e si sofferma sui personaggi che la frequentano: la fruttariana, il prete e Pedro, dolce e fragile come le guimauves che prepara.
    La vera follia però è fuori dalla clinica e lambisce il dottore e la fanciulla da lui amata: una follia talvolta viscida come la palude che nasconde l'inconscio e talvolta bruciante e graffiante come lo sfilarsi le mutandine per annullarsi e non pensare.
    La voce narrante è quella maschile del dottore, un medico che prova quasi fastidio e imbarazzo per quel "dott." davanti al proprio nome perché ambisce ad essere se stesso e che si contrappone alla mascolinità decisa e caravaggesca del suo paziente Rancio, il quale dichiara arrabbiato e distrutto: "Ho imbrattato tele con sangue, sperma e vinilica. Sangue di puttana ancora fertile."
    Rancio però riconosce i suoi errori, li affronta.
    Il protagonista di fronte a sé stesso sembra franare. È difficile accettare sé stessi specie se si conosce la psiche, specie se si possiede un passato.
    Un romanzo particolare che ricorda quelle sceneggiature francesi a tinte solo apparentemente lievi ma dal significato forte e deciso.

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