Selvaggia

di Giovanni Garufi Bozza

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Selvaggia 14,90 € 12,66 € 15 9788898017034

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Selvaggia | I chiaroscuri di personalità

Selvaggia è una ragazza dark, con i capelli lunghi e neri e gli occhi blu intenso.
Ama il punk rock, veste sempre di nero e con il trucco pesante, vive in un mondo tutto suo, che cerca di assaporare fino in fondo; ama girare per Roma fino a notte fonda, avere incontri intimi con perfetti sconosciuti, ballare fino a tardi in locali dark.
Selvaggia scrive poesie e ha una stanza completamente buia. Per il mondo, però, non esiste, non è mai nata: è semplicemente la maschera di una persona distrutta o forse la parte più vera di una personalità che sente di non avere più un senso in questo mondo. Lei è Martina.

Martina è una ragazza bionda che veste sempre con colori pastello.
È vuota, un pezzo di ghiaccio, all’apparenza impenetrabile. Rifiuta ogni amicizia, ogni
rapporto sociale. Ha lo sguardo spento e triste, in quei suoi occhi blu intenso. Ha perso i genitori quando aveva sedici anni.
Da allora tutto il suo mondo si è distrutto, e il lutto l’ha trasformata in un corpo vuoto che vive solo perché si deve vivere.
Lei è Selvaggia.

Daniel è un ragazzo di diciannove anni, al primo anno di Psicologia, dove conosce Martina.
Scopre l’esistenza di Selvaggia su un blog e la incontra in un locale dark. Scopre la linea sottile che separa le due ragazze, segnata dal trucco pesante, i caratteri e i gusti opposti. Scopre la sofferenza che lega le due parti della stessa persona.
Tenterà di cancellare quella linea, rompere il muro che separa le due personalità, rischiando di annegare in quel vortice paradossale di conflitti creato da quella ragazza, che sta imparando ad amare, in ogni sua forma.

Informazioni aggiuntive

Isbn: 978-88-98017-03-4
Anno di pubblicazione: 2012
Pagine: 320

Dimensioni: 21 × 15 × 2.3 cm

Voto 
Vittorio
25/03/2014

Selvaggia

Questo interessante romanzo di Garufi Bozza, che segna poi il suo debutto nella Letteratura contemporanea, è una gustosa e approfondita ricerca del comportamento dell’animo umano anche nei suoi recessi più nascosti e, a volte, impenetrabili. In altri termini uno studio, romanzato, sulla psiche umana, il centro delle sue attività sensitive, tema principale per studiosi ed appassionati della filosofia e della psicologia. Del resto, per uno psicologo quale è il nostro autore, quale palestra migliore, per esercitare ed elargire la sua competenza specifica sui processi e le manifestazioni della psiche, di cimentarsi nella letteratura, scrivendo appunto un romanzo psicologico?! Ma, forse, il maggior pregio di questo autore è proprio quello di avere unito alle sue competenze scientifiche una sensibilità particolare con la quale riesce a descrivere i comportamenti umani dei personaggi del suo libro che appare influenzata, almeno nel suo incipit, da una caratteristica autobiografica , sebbene egli stesso in proposito assuma un atteggiamento defilato. D’altra parte non è un fatto negativo l’attribuzione autobiografica perché, siamo convinti che tutti gli autori, nei loro scritti, anche inconsciamente, sono portati a identificarsi con i protagonisti delle storie che inventano o raccontano, in quanto riteniamo che la base di ogni scritto sia l’esperienza personale acquisita durante la propria vita. L’autore, in questa sua composizione, cerca di fare orientare il lettore in una sorta di labirinto della psiche nel quale, Selvaggia, il personaggio chiave del racconto, manifestando la sua doppia personalità, è fortemente dibattuto alla ricerca affannosa della sua vera identità. Il romanzo, in ogni caso, ci è piaciuto molto, anzitutto perché è scritto bene e poi, perché si lascia leggere agevolmente destando, progressivamente, un interesse sempre maggiore nel lettore che ama in genere giungere il più presto possibile alla conclusione della storia. Quello che ci ha colpito è soprattutto la descrizione perfetta e circostanziata dei comportamenti psicologici, molto complessi ed articolati sia di Daniel protagonista della storia, sia dell’eroina del romanzo: Martina alias Selvaggia, considerati singolarmente, interni all’individuo e nei loro rapporti con gli altri e l’ambiente nel quale vivono. In buona sostanza ne vien fuori una bella e appassionante storia d’amore che sembrerebbe sulle prime avere una positiva anche se tormentata conclusione ma, alla fine, c’è il colpo di scena imprevedibile e originale anche se il più logico possibile e che costituisce la ciliegina sulla torta che, al termine, lascia tutti soddisfatti e piacevolmente sorpresi.
Complimenti all’autore per questo suo brillante esordio letterario.

    Voto 
    Stefania S.
    25/02/2014

    Il segno profondo di Giovanni Garufi Bozza

    Ogni incontro della vita ci lascia qualcosa, a volte segni profondi, a volte solo tracce.

    Giovanni non l’ho mai incontrato e di lui conosco solo le parole, la voce vibrante ed il volto sorridente che compare nel retro del suo primo romanzo. Quanto basta per affermare con certezza che la scia del suo entusiasmo mi ha contagiata, posandosi nel mio pc e nelle mie riflessioni di scrittrice ipotetica e provvisoria.

    Perché Giovanni l’entusiasmo lo incarna, lo interpreta, lo trasmette. E in questi tempi di sconforto, una persona operosa che ha una visione positiva delle cose, è umanità rara che va apprezzata incondizionatamente.

    Giovanni è un giovane psicologo dalla mente duttile che investe le sue energie in numerosi impegni quotidiani. Si diletta nel giornalismo radiofonico e nei blog letterari. Ed è anche uno scrittore. Attività apparentemente lontane fra loro, ma indissolubilmente legate dalla prospettiva indagatrice che contraddistingue questo ragazzo romano dalle influenze romagnole.

    Giovanni è un esploratore dell’animo umano e basta leggere il suo primo romanzo “Selvaggia i Chiaroscuri di personalità” per capire che lo psicologo, lo scrittore ed il giornalista sono un’unica persona. Selvaggia racconta di percorsi giovanili di ricerca del sé, di confusione post adolescenziale e di traumi della psiche. E’ un romanzo dal linguaggio dinamico e colloquiale, un romanzo parlato che trova la sua identità nei dialoghi diretti e veritieri.

    Giovanni è uno scrittore con gli altri scrittori solidale.

    E’ questo il suo segno profondo.

      Voto 
      Manuela Z.
      28/01/2014

      Magnifico!

      Un libro magnifico, una storia d’amicizia che arricchisce il sentimento passo dopo passo, con la conoscenza e l’approfondimento dei protagonisti. Selvaggia/Martina un personaggio veramente ben riuscito, doppia personalità che porta Daniel ad approfondire il passato di lei, a comprendere le motivazioni per cui la ragazza cosi timida e riservata ha questa metà di essa che si mostra libertina e sfrontata. Una doppia personalità per poter uscire da problematiche gravi come il fatto di sentirsi colpevole per l’incidente accaduto ai suoi genitori.
      Descrizioni dei luoghi molto ben curati, dialoghi e pensieri ben estesi e di facile lettura. Un libro che rileggerò con molto piacere. Bravo Giovanni

        Voto 
        Lorenzo C.
        10/12/2013

        Un gioco di equilibri e forze contrastanti

        L’autore ci da il suo resoconto della vita di una ragazza lacerata in due personalità opposte, che però in qualche modo riescono a convivere per sopravvivere. “Selvaggia” scritto molto bene sopratutto nelle descrizioni dei due protagonisti, Selvaggia appunto e Daniel, ci da uno spaccato psicologico della vita di due ragazzi che in nessun modo si piegano ai cliché della società moderna.
        La storia si dipana tutta dal fulcro narrativo che consiste nell’incontro di Daniel con una ragazza misteriosa, che sembra avere qualcosa di profondamente diverso dalle altre persone, e nel suo tentativo di conoscerla e quindi conquistarla. Un tema certamente importante è quello delle maschere, che spesso siamo costretti ad indossare per piacere agli altri o per nascondere quello che abbiamo veramente dentro.
        Giovanni Garufi Bozza ci pone davanti a dei temi importanti quali l’identità, la solitudine, e la riscoperta della vita, infatti sarà uno dei protagonisti durante il romanzo a ricominciare ad apprezzarla dopo il fatidico incontro che cambierà tutte le carte in tavola.
        L’autore ci fa capire quindi dandoci una serie di spunti di riflessione che viviamo in un mondo in cui tutti per un ragione o per un’altra possono finire per indossare una maschera ed avere esistenze multiple a volte parallele a volte completamente separate.
        In questo romanzo sembra quasi sia latente un messaggio piuttosto diretto che reciterebbe così «non lasciarti plasmare dagli eventi e dalla società» però poi subito dopo sembra anche mettere all’erta coloro i quali hanno scelto o stanno scegliendo di vivere delle vite parallele.
        Ne viene fuori quindi che se è vero che giusto resistere alle pressioni esterne della società che tendono ad omogeneizzarci è vero anche che bisogna creare una sorta di equilibrio tra la propria identità e il mondo che ci circonda, che dai personaggi viene raggiunto solo alla fine.
        Questa storia è quindi un gioco di equilibri e di forze contrastanti che però, come nella vita reale, quasi mai raggiungono il punto di quiete, perché in fondo la vita non è altro che un caos di emozioni e paura dal quale ci può tirare fuori solo l’amore di un’altra persona.

          Voto 
          Alfredo
          03/12/2013

          Bello!

          Bello, bello, bello, non mi stancherò mai di ripeterlo. Un libro davvero appassionante, con alti e bassi, ti porta in cielo e poi ti scaraventa all’inferno con i suoi protagonisti ed i loro sentimenti. E’ un romanzo di un amore impossibile ma fantastico! Leggetelo ve lo raccomando con tutto il cuore! Bravo Giovanni, romano fino all’anima! :)

            Voto 
            Diego R.
            26/11/2013

            Un viaggio sociologico nel complicato animo umano.

            l primo romanzo di Giovanni Garufi Bozza è un saggio, o meglio un viaggio, nel complicato animo umano.

            Con sapiente maestria l’autore, attraverso dei dialoghi fra i due protagonisti principali, Martina/Selvaggi e Daniel, mette a nudo la doppia matura che è in ogni essere umano. Una natura che spesso non si nota a pieno, perché ognuno di noi tende a mitigare, reprimere o nascondere, alcuni aspetti del proprio carattere, addirittura molto spesso pur di essere accettati in un determinato contesto si è disposti anche ad indossare delle vere e proprie maschere. Del resto l’uomo è una creatura complessa, oltre che sociale, composta da innumerevoli sfumature che vanno dal bianco al nero. Sfumature con cui si gioco al fine di poter essere il più apprezzato possibile dagli altri. Perché diciamola tutta il più delle volte noi cambiamo il nostro comportamenti per sentirci apprezzati e/o parte di un gruppo.

            Per cui difficilmente si potranno notare personalità totalmente diverse in un singolo individuo, piuttosto si avrà un unico individuo che avrà una natura più propensa verso il bianco o verso il nero.

            Del resto l’avere una doppia natura, insita in ogni uomo, ha sempre solleticato la fantasia di molti scrittori e sociologi, ricordiamo per esempio il famoso scrittore Robert Louis Stevenson, che con il suo celebre romanzo “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, giocava proprio su questo duplice aspetto della natura umana. Alla fine, del suo romanzo, nella lettera che il dott. Jekyll lasciava al suo amico, il dottore confessava proprio la sua doppia natura, quella benigna e quella maligna, il suo operato al fine di separarle definitivamente non solo nello spirito ma anche nel corpo. Ma anche la sconvolgente confessione del dottore che ammette di avere sempre preferito la sua natura maligna a quella benigna, e che solo per vivere nel rispetto di tutta la società aveva deciso di indossare una maschera per apparire agli occhi di tutti come un rispettato medico e filantropo.

            Ma mentre Stevenson, per dividere i due animi ricorre all’alchimia, il nostro Garufi Bozza usa un espediente più realistico per scindere i due l’animo della protagonista. Infatti sarà un terribile lutto, di cui Martina si sente responsabile, a frantumare in mille pezzi il suo animo gioioso ed estroverso. Pezzi che poi verranno ricomposti dalla stessa Martina dando origine a due individui totalmente opposti ma che coabitano all’interno dello stesso corpo.

            Due poli diversi, il bianco e il nero, estremizzati fino allo spasmo, così diversi da spingere la volontà dominante di turno a cambiare il più possibile il proprio aspetto fino a quasi renderla irriconoscibile, unica cosa che rimarranno uguali saranno gli occhi e lo sguardo.

            Ma la domanda che viene fuori durante la lettura del romanzo, almeno a mio avviso, è la seguente: “è possibile vivere totalmente nel bianco o nel nero?”

            Sempre a mio avviso, la risposta è no, perché alla fine sia Martina che Daniel dovranno ammettere di aver bisogno di un’anima più complessa, più completa e forse anche un po’ più “grigia”. Daniel infatti alla fine si accorgerà di aver bisogno di entrambe le personalità di Martina e lei capirà che per avere Daniele ed una vita normale dovrà ritrovare un equilibrio fra le due parti.

            Ultima riflessione che vorrei fare su questo romanzo, per altro scritto in un ottimo italiano, e che a mio avviso gli conferisce ancora più spessore sociologico, è la scelta dell’autore di raccontare anche la storia e i fatti della società romana che circondano i protagonista e in cui loro sono chiamati a vivere e a relazionarsi. Per esempio ho apprezzato molto il capitolo sulla successione papale.

            Per concludere penso che questo sia un ottimo saggio sociologico che vale la pena di leggere.

              Voto 
              Maddalena C.
              12/11/2013

              Assolutamente da non perdere.

              Selvaggia è un romanzo molto ben scritto, dalla trama semplice e lineare che offre diversi spunti di riflessione in chiave psicologica. Il tema dominante è la "doppia personalità": la protagonista femminile ne soffre davvero? O la sua è solo un'assurda finzione? Molti sono i contrasti, i chiaroscuri, di questa ragazza, le cui pulsioni e la razionalità hanno perso il loro equilibrio, portando la sua anima ad una frattura apparentemente insanabile. Sarà Daniel - il protagonista maschile - a rispondere a questa domanda, superando molte difficoltà, intraprendendo un viaggio a tentoni nella psiche propria e della ragazza, tra attrazione e sofferenza, amore e amicizia, odio e dolore. Quali sono le ragioni che possono spingere una persona a indossare una maschera concreta e costruirsi una nuova identità? Cosa può lacerarti tanto l'animo da spingerti a vivere nei panni di una persona estranea? E, soprattutto, come si può riacquistare l'equilibrio perduto, necessario a poter vivere una vita serena e costruttiva? L'autore ci da la sua personale risposta attraverso la storia di Daniel e "Selvaggia". Assolutamente da non perdere.

                Voto 
                Lino M.
                06/11/2013

                Un percorso di formazione

                Questi chiaroscuri di personalità offrono un percorso di formazione per i protagonisti: Selvaggia, la ragazza dalle multiformi sfaccettature e Daniel il narratore delle vite reali e irreali. L’inclinazione alla curiosa sorpresa e al bisogno di formulare un senso complessivo della propria esistenza, accomuna le inclinazioni dei due giovani. Il mistero e la tragedia sovrastano i primi passi del loro percorso, e il pudore di scoprire la capacità di amare e di provare diversi modi di vivere genera reciproche domande. In una prima fase sembra che Selvaggia sia offerta dall’analisi e dal punto di vista di Daniel, come se fosse uno psicologo in attività.

                Nel corso degli eventi, la distinzione sfuma e le identità e i personaggi si avvicinano parlando alla pari l’un l’altro, coinvolgendo amici e parenti. Selvaggia si muove nello spazio determinando il ritmo nel percorrere i luoghi di Roma che è rievocata in forma quasi mitica per chi non l’abbia mai frequentata, e per gli altri è quasi familiare, anzi addirittura gergale perché immediatamente riconoscibile nei modi di dire e di vivere di alcuni specifici quartieri. Daniel si muove nel tempo scandendo il ritmo della narrazione sdoppiandosi tra un io narrato e l’io narrante. Selvaggia esige di non essere inquadrata e descritta nei luoghi in cui agisce e Daniel cerca di essere un passo più avanti rispetto allo scorrere degli eventi.

                In questo libro non tutto è strettamente circoscrivibile in sicure descrizioni e determinate azioni. Ognuno è molto e tanto di più di quello che appare nell’offrire specchi dai quali noi si possa riconoscere qualche nostra immagine.

                  Voto 
                  Tiziana Iac.
                  29/10/2013

                  Storia appassionante, anche se per certi versi "acerba"

                  “Selvaggia” è la prima opera letteraria dell’autore Giovanni Garufi Bozza pubblicato da Edizioni DrawUp.
                  La storia è appassionante, per certi aspetti intrigante, per altri troppo “acerba”. La protagonista è una ragazza alla ricerca di se stessa, della sua vita, del suo mondo, della sua vera personalità, una ragazza che ha una doppia identità e che è estremamente tormentata.
                  Il giovane che si metterà in gioco per aiutarla si chiama Daniel, è uno studente e se ne innamora, con non poche difficoltà e soprattutto con non pochi disagi.
                  La storia è semplice, lineare, ben scritta (sebbene qualche espressione dialettale che, a mio avviso, si poteva evitare), ma certamente interessante.
                  Bene impostata e moderna, l’opera si rivolge ad un target di pubblico molto ampio che certamente si appassionerà alle avventure della protagonista… al punto da dover scoprire, ad un certo punto, “chi è realmente” Selvaggia… ma c’è un altro nome in ballo, Martina. Ma chi è costei?
                  Quale delle due vince sull’altra e soprattutto quale delle due cattura il cuore di Daniel?
                  Selvaggia si specchia e vede Martina. Ma certamente l’evoluzione della storia permetterà al pubblico di scoprire che c’è ben altro.
                  Inquetudine, passione, amore, malinconia, sensazioni che rispecchiano i sogni di ogni ragazzo della nuova èra. Oggi le nuove generazioni, in fondo, sono un po’ tutte alla ricerca di un’identità nella quale rispecchiarsi, mostrarsi e con cui anche presentarsi.
                  Il desiderio di riscoprire la vita attraverso prospettive diverse, rendono l’argomento attualissimo e certamente di interesse comune.

                  Non per ogni autore, è semplice affrontare argomenti tanto delicati e in parte appassionati come ha fatto l’autore Giovanni Garufi Bozza.

                    Voto 
                    Patrizia F.
                    26/10/2013

                    Un libro per capire che non si deve pretendere di capire

                    Ho iniziato a leggere “Selvaggia” con una grande curiosità: la quarta di copertina aveva destato in me la voglia di conoscere la storia e, andando avanti, le mie aspettative non sono stata affatto disattese.

                    Mi è piaciuto molto l’argomento scelto, mi è piaciuto come è stato sviluppato l’intreccio e mi sono piaciute moltissimo Selvaggia e Martina, due alter ego in cui che rappresentano gli estremi entro i quali sono racchiuse le psicologie di tutti noi. Molto bravo l’autore a calarsi nei panni di due donne,

                    Selvaggia e Martina, peraltro così diverse tra loro.

                    Una delle forze del romanzo, secondo me, sono i dialoghi. Anche se in alcuni punti risultano forse un po’ troppo lunghi, danno alla narrazione un ritmo veloce e catturano l’attenzione.

                    In sintesi, è un libro di piacevole lettura, che offre spunti di riflessione e di approfondimento sui meccanismi psicologici di autodifesa. Quando si è colpiti da un dolore così grande da paralizzare i sensi, i ricordi e le emozioni, ogni individuo reagisce in modo assolutamente diverso e personale.

                    Non esistono schemi, ricette da seguire o cure valide per tutti.

                    Ecco, secondo me, “Selvaggia” ci offre soprattutto questo messaggio: non pretendere di capire sempre e comunque la sofferenza degli altri e soprattutto non arrogarsi il diritto di giudicare.

                      Voto 
                      Over the Hill
                      22/10/2013

                      Da consigliare

                      Mi è stato proposto questo romanzo, alcuni mesi fa, per una catena di lettura. Inizialmente, nonostante la trama originale, non ero del tutto sicura che questo libro potesse piacermi. Tuttavia, sono stata più che felice di essermi sbagliata.

                      "Selvaggia i Chiaroscuri della personalità" è il romanzo d'esordio di un giovane autore italiano che, con abile maestria, riesce a raccontare una storia dalla tematica non semplice come la doppia personalità.
                      Non mi soffermerò molto sulla trama perché, e non scherzo, rischierei di rivelarvi anche troppo. Posso però dirvi che i personaggi protagonisti vi entreranno dentro fin dalle prime battute, in particolar modo Selvaggia, con il loro temperamento ed l'incontro/scontro con la realtà quotidiana della vita dentro e fuori l'ambiente universitario. Il tema centrale è rappresentato, per l'appunto, dal rapporto tra Daniel e due ragazze così diverse tra loro che condividono lo stesso corpo, Martina e Selvaggia.

                      Lo stile narrativo utilizzato dallo scrittore è semplice e scorrevole, a tratti un po' acerbo ma, tutto sommato, piacevole nella lettura. Assieme a Daniel, il lettore si ritroverà a chiedersi se sia davanti ad una ragazza affetta da sdoppiamento della personalità oppure ad un'abile messinscena. Il tema affrontato, e la modalità stessa con cui viene messo su carta, apre a riflessioni e discussioni. Inoltre, è facile che salti alla mente un altro romanzo con una tematica molto simile, Lo strano caso del Dottor Jeckyll e Mr. Hyde. Nonostante le due opere siano molto diverse tra loro, è quasi identico il messaggio che ci vogliono dare (o almeno è quello che ho recepito io): dobbiamo trovare un equilibrio in noi stessi, tra il nostro lato positivo e quello negativo.

                      Un romanzo che consiglio e che, sono più che certa, piacerà a molte lettrici.

                        Voto 
                        Tiziana C.
                        15/10/2013

                        Un lungo viaggio nella mente umana

                        Questo è uno di quei classici libri che ti entrano dentro l'anima, almeno per me è stato così. Quando ho cominciato a leggerlo, ho sentito subito che era uno di quei testi che ti rapiscono, di quelli che vuoi scoprire, andare avanti nella lettura, scoprire tutti i retroscena.
                        L'ho letto in poche settimane, avrei potuto impiegarci anche meno perchè la trama ti coinvolge e tu, lettore hai brama di sapere.

                        Non mi piace parlare molto delle trame dei libri che recensisco, credo che le recensioni siano dei consigli di lettura che possono essere positivi o negativi. Il lettore dovrebbe scoprirla da solo. Accennerò qualcosa.

                        Questo libro è un lungo viaggio nella mente umana, nella psiche di un essere umano colpito dal dolore. Selvaggia è una ragazza dark che racchiude dentro di sè un mondo tutto da scoprire; ha deciso di tenere fuori dalla vita la quotidianità che gira intorno alla sua stessa esistenza. Cerca un modo per emergere da qualcosa che nemmeno lei stessa sa come gestire, una personalità a tratti così forte da rischiare di schiacciarla. In verità cerca un aiuto, qualcuno in grado di poterle dare la mano della salvezza. Qui entra in gioco Daniel, un ragazzo che si affaccia al mondo universitario e che conosce questa ragazza fin dal suo primissimo giorno in facoltà. Subito ne viene colpito, ma dovrà affrontare molti demoni prima di poter arrivare al cuore della ragazza.

                        Nel romanzo c'è anche Martina, una ragazza glaciale che tiene tutti a debita distanza, sembra la classica ragazza snob che non può e non vuole amicizie. Preferisce vivere nella sua solitudine, senza amici e o conoscenti. I libri sono la realtà che ama e conosce: l'unica.


                        E' un bel libro in cui si vive l'amore, quello vero, quello forte e intenso dei vent'anni, capace di regalarti emozioni e di farti vivere delle vere pazzie! Quante cose si fanno per amore quando si è giovani e ci si sente padroni del mondo!

                        Nel libro però c'è anche l'amicizia in primo piano, spunto fondamentale di tutta la vicenda.

                        Aggiungerò anche che in alcuni tratti mi sono emozionata, ho sentito la commozione salirmi dentro e, devo dire, che non accade spesso con i libri che leggo. Il finale poi è decisamente sorprendente, un epilogo di questa vicenda che lascia il lettore con l'amaro in bocca, non per il libro, che ripeto assolutamente molto bello e ben scritto, ma solo perché la storia è finita e, ormai sei così legato ai personaggi che ti dispiace che sia finito.

                          Voto 
                          Christy
                          30/09/2013

                          Dal blog "Un buon libro non finisce mai"

                          Selvaggia è il primo libro dell'autore italiano Giovanni Garufi Bozza. Sinceramente, all'inizio non sapevo cosa aspettarmi da questo libro, non sapevo se mi sarebbe piaciuto o meno, ma ho voluto dargli una possibilità e leggerlo... adesso posso affermare che ho fatto benissimo! E' uno dei pochi libri, tra quelli che ho letto quest'anno, che è riuscito a tenermi incollata alle pagine e ad avermi lasciato qualcosa. E come sapete anche voi, questa è la cosa più importante di un libro.
                          Selvaggia è riuscito a trasmettermi delle emozioni, che invece non ho percepito con molti altri libri di autori emergenti. Quindi, ritengo doveroso fare i miei complimenti a Giovanni, che nonostante sia solo all'inizio è riuscito a scrivere un libro veramente intenso.
                          L'autore si è laureato in Psicologia, ed è riuscito perfettamente ad applicare le sue conoscenze all'interno della storia, rendendola ancora più ricca di contenuti. Ma, nonostante questo, la lettura è abbastanza semplice. Sicuramente non è un libro adatto ai più piccoli, che forse non riuscirebbero a comprendere il vero significato della storia, ma per leggerlo non bisogna necessariamente avere conoscenze specifiche in psicologia.
                          Daniel durante il suo ultimo giorno di vacanza, cercando varie cose sul web, si imbatte in un blog di poesie davvero profonde e tristi, nelle informazioni legge che la ragazza che le scrive si chiama Selvaggia, che nome strano. Ma cosa più strana è che nessuno commenta il blog, è come se la ragazza si sfogasse con quelle poesie, scrivendo tutto il dolore che prova, ma senza interessarsi che qualcuno le leggesse.
                          Selvaggia è una ragazza dark con una personalità molto forte, vuole resistere al dolore e fare la dura per non essere schiacciata dalle emozioni.
                          Il giorno seguente, primo giorno di università, Daniel fa conoscenza di una ragazza davvero molto timida, se ne sta sola e ogni volta che il ragazzo le rivolge la parola, lei risponde a monosillabi. Ma riesce almeno a farsi dire il nome, Martina. Sembra che parlare con lei sia impossibile.
                          Martina, invece, è l'opposto di Selvaggia prova dolore e proprio per questo si è chiusa in sé stessa allontanandosi da tutti.
                          Questi tre sono i protagonisti dell'intera storia, ma non voglio svelarvi altro, per non farvi perdere il gusto di leggere questo fantastico libro.
                          La descrizione dei protagonisti è molto dettagliata, sono minuziose soprattutto le descrizioni delle loro personalità, proprio la conoscenza del loro carattere sarà fondamentale per la storia. Il lettore farà un viaggio nella mente dei tre ragazzi, conoscendo le loro paure, i loro dubbi, le loro sensazioni. Per questo il libro arriva dritto al cuore di colui che lo legge. Ho amato tutti e tre i personaggi, ognuno di loro mi ha trasmesso delle emozioni, belle e brutte. Anche i personaggi secondari sono descritti abbastanza dettagliatamente, non sono dei personaggi piatti e senza importanza, anzi sono fondamentali nel loro ruolo.
                          I protagonisti conosceranno l'amore, quello intenso che porta a fare pazzie e a non dimenticare l'altro anche se lontano.
                          Consiglio il libro a tutti, penso che possa essere apprezzato da qualsiasi categoria di lettori, ma come dicevo precedentemente, secondo me è un libro per i più grandi. Vi assicuro che vi piacerà tantissimo!

                            Voto 
                            Anita B.
                            28/08/2013

                            Un'anima antica, di quelle rare da trovare per caso

                            Qualche settimana fa mi sono recata nella sede romana di RadioVortice per un’intervista, lì ho conosciuto il vice-direttore della radio: Giovanni Garufi Bozza. È stata un’esperienza estremamente piacevole perché Giovanni è una di quelle persone che ti mettono subito a tuo agio e con la quale puoi parlare liberamente per ore senza accorgerti del trascorrere del tempo.

                            Che fosse un’anima antica, di quelle rare da trovare per caso, lo avevo già scoperto leggendo il suo romanzo d’esordio: “Selvaggia. Chiaroscuri di personalità” edito dalla DrawUp e disponibile sia in formato ebook che cartaceo.
                            Ho adorato questo libro perché Giovanni da bravo psicologo, e come ho scoperto durante l’intervista anche giocatore di ruolo, riesce a immedesimarsi alla perfezione nei suoi personaggi rendendoli Veri. Chi mi conosce sa quanto io apprezzi questa qualità, ahimè in via d’estinzione fra gli autori italiani.

                            “Selvaggia. Chiaroscuri di personalità”, fa riflettere sulle maschere che tutti noi portiamo quotidianamente per motivazioni differenti, ciascuna creata ad arte per sopportare al meglio la realtà che ci circonda. Selvaggia, una dei protagonisti del libro, è la Libertà fatta persona che vive completamente fuori dagli schemi. Siate onesti, chi di voi almeno una volta nella vita non ha desiderato far tabula rasa e ricominciare da capo?
                            Lapalissiano il confronto con il pirandelliano “Uno, nessuno e centomila”, dove la consapevolezza che l'uomo non è Uno, e che la realtà non è oggettiva. (cit. Wikipedia).

                            Consigliato? Decisamente sì, è raro che un libro mi tenga incollata dalla prima all’ultima pagina e “Selvaggia. Chiaroscuri di personalità” è uno di questi, sono certa che lo apprezzerete così come ho fatto io.

                              Voto 
                              Roberto Paradiso
                              24/07/2013

                              Un libro è come una storia d'amore...

                              Un libro è come una storia d'amore: o si trascina stancamente fino alla fin che, prima o poi, inevitabilmente arriverà, oppure ci travolge come un onda e ci fa sfruttare ogni istante disponibile per godere dell'oggetto della nostra passione.
                              Selvaggia è stato questo. Un libro che mi ha colpito sin dall'anteprima in cui ho messo un "mi piace" sul social network.
                              Ed è in questa occasione che ho conosciuto "telematicamente" l'autore.
                              Ogni uomo è un isola, diceva John BonJovi, ma, come dice Hugh Grant in "about a boy", esistono gli arcipelaghi...
                              Per quelli come me sono gli arcipelaghi fatti di gente con la quale ci accomuna la passione per la buona lettura e lo scrivere. Con Giovanni Garufi Bozza, oltre a questa, anche la data di nascita (sebbene io sia nato esattamente vent'anni prima) e la città.
                              La storia dei due protagonisti è una storia semplice, piacevolissima, scorrevole e godibilissima.
                              Ognuno di noi veste o vorrebbe vestire una maschera. La indossa, solo una volta, il giovane protagonista; la indossa, sistematicamente e metodicamente, la protagonista nei suoi "chiaroscuri di personalità" come ci suggerisce il sottotitolo dell'opera.
                              Cosa ci spinga ad indossare queste maschere è semplice. voler scappare dalle mura della dorata prigione (od oscura fortezza a seconda dei casi...) che la società, la Vita, le convenzioni di un ambiente hanno costruito attorno a noi sedimentando e cronicizzando legami, comportamenti, sentimenti.
                              La cosa buffa è che la chiave di questa prigione è nelle nostre mani. Solo noi possiamo girare la serratura del cancello che ci renderà liberi di essere veramente noi stessi. Ma, spesso, gli stessi lacci che ci tengono ancorati al nostro status quo, sono le catene che frenano la nostra mano.
                              E, come nel libro, l'unica forza che può spingerci a fare il grande passo è solo l'Amore.
                              Non si tratta di un Amore a prima vista; sebbene il protagonista resti subito colpito dallo sguardo e dal fascino della ragazza, l'amore nasce come un onda di Tsunami, lenta, costante e potente che quando arriva trascina tutto ma che, vista da lontano, sempbra un onda come le altre...
                              L'amore che arriva un giorno quando la voce che ci urla dentro non può più essere soffocata e che ci fa capire che, l'amata o l'amato, è la cosa a cui pensiamo più di quanto pensiamo a noi stessi.
                              E questa forza riesce a spezzare le catene, a muovere la mano che girerà la chiave del cancello della nostra prigione.
                              L'autore, nell'epilogo, dichiara che la storia non ha nulla di autobiografico.
                              Forse in parte è vero, ma, secondo me, c'è molto di lui nel libro.
                              Di sicuro solo chi ha provato un amore così intenso può descriverlo con tanta passione. Io, ed è una mia personale interpretazione, ritengo che la protagonista sia stata, nella vita reale, una giovane donna cui le convenzioni della società e dell'ambiente in cui viveva, non le davano modi di sfuggire ad un bellissimo abito che la stava stritolando. E, come detto, solo la forza di un grande amore le ha consentito, anzi ha consentito ad entrambi, di far uscire allo scoperto la loro personalità completa.
                              Questa storia, nata e sviluppatasi in molti anni, come detto dall'autore, è una storia adatta ai giorni d'oggi.
                              Adatta ai giovani, come e molto di più di tanti libriccini della "saga dello scusa se..." che, oltre al gergo simil-giovanilesco, non comunicano nulla di più; ma anche adatta a molti uomini e donne mature che, specialmente di questi tempi, affollano gli arcipelaghi virtuali dei social network trasformandosi in machos giovanil-tragressivi oppure in pantere libertino-gaudenti salvo poi ritrovarseli in ufficio arcigni e conformi al clichè di "seri professionisti" oppure al supermercato che disquisiscono, con aria disgustata, della decadenza dei costumi.
                              Selvaggia è una storia che invita ognuno di noi a trovare la strada per essere, finalmente, noi stessi.
                              Perchè la nostra isola è bella e, nel mondo, c'è sempre chi la sa apprezzare.

                                Voto 
                                Lu Q.
                                16/06/2013

                                Tutto di un fiato!

                                wow ho letto il tuo libro tutto di un fiato…. bellissimo…. intrigante…dark… ma soprattutto dolce e amore… Martina, Selvaggia, Daniel, personaggi che mi hanno emozionato… (Selvaggia la mia preferita)…

                                Devo ringraziare un’amica in comune Cinzia Pizzo che mi ha prestato il libro è l’ho letto in un giorno. Non sono riuscita a lasciarlo, mi ha coinvolta in tutti i sensi…la storia drammatica di Martina che a causa di un lutto e dei sensi di colpa si sdoppia e vive due vite diverse ma nello stesso in comune….poi c’è Daniel il classico bravo ragazzo…storia coinvolgente e una stupenda Selvaggia…trasgressiva ma nel frattempo fragile….

                                Bravo, però già mi eri piaciuto su Crisalide….

                                  Voto 
                                  Cetta DL
                                  11/06/2013

                                  A volte le risposte sono tutte lì...



                                  " La prima regola è che nessuno, e specifico nessuno, dovrà mai sapere quello che ti dirò. [...] La seconda è che non dovrai mai mettere Martina in mezzo a questa storia. [...] La terza è che se non risponderò a qualcuna delle tue domande, non dovrai insistere. [...] La quarta è che non dovrai giudicare. [...] L'ultima regola? Niente sesso tra noi."

                                  E’ la storia di tre ragazzi, anzi forse il numero esatto non è questo, ma non voglio svelare di più, perché, come sempre, lascio il piacere della scoperta della storia a chi leggerà il libro.

                                  A me interessa il linguaggio, e in quest’opera di Giovanni Garufi Bozza, “Selvaggia”, il linguaggio è preminente. Daniel, Selvaggia e Martina parlano molto, e non solo con le parole. La gestualità, i movimenti quotidiani, la vita che scorre in ogni pagina, in ogni riga, sono tutti dialoghi, muti o palesi, per capire e approfondire. Cosa? Il mistero della coscienza. L’autore è uno psicologo e il suo protagonista è uno studente di psicologia, quindi gli approfondimenti sono naturali nella narrazione. L’io narrante scompare quasi davanti alla preponderanza dei dialoghi, diventando anch’esso parte di una interazione muta con il lettore. Le descrizioni sono solo un trait d’union tra una conversazione e l’altra, un legaccio necessario per ambientare i personaggi, per dar loro una fisicità, un confine. Ma ciò che emerge, e probabilmente era questo l’intento di Giovanni Garufi Bozza, sono le personalità, con i loro tormenti, lo stupore, la curiosità, i disagi, quelle caratteristiche tipiche dell’adolescenza che qui, in questo romanzo, acquistano la forza della rappresentazione.

                                  Tutti noi abbiamo vissuto quel periodo della nostra vita in cui non sapevamo ancora cosa essere, cosa diventare e, soprattutto, come. In Selvaggia questo dualismo viene visualizzato, e allora succede che ce lo ricordiamo, un po’ come riviverlo col distacco del tempo passato. E sono proprio le descrizioni, dettagliate, cesellate, dell’autore a rendere tutto così vivo e reale.

                                  Un romanzo ben scritto, una storia misteriosa e avvincente, dove si respira Roma, con le sue contraddizioni, le sue giornate pigre e a volte insensate, le sue notti odorose di tabù infranti, un racconto da percorrere piano, perché lo svelamento dei protagonisti può essere lo svelamento di una parte di noi.

                                    Voto 
                                    Gavino Ortu
                                    29/05/2013

                                    Grande Giovanni!


                                    La cosa che mi è rimasta impressa di questo romanzo è che la semplicità
                                    del linguaggio utilizzato mi ha da subito messo a mio agio. Ho visto e
                                    rivisto diverse volte nella mia mente i personaggi agire e interagire
                                    nel loro mondo. Non è mai stato difficile comprendere i contesti, i
                                    luoghi e gli stati d'animo di ogni singola persona.
                                    La storia si sviluppa molto rapidamente e questo tiene incollati alle
                                    pagine i bencapitati che si addentrano nella lettura. La domanda che mi
                                    sono posto più e più volte nel leggere Selvaggia era: E ora che succede?
                                    Ma quando si accorgerà quello studentello che ormai è cotto come una
                                    mela al forno?
                                    Sei stato oltremodo bravo a inserire la poveretta in questione in un
                                    contesto sociale ben descritto: una adolescente o poco più che si
                                    ritrova ad affrontare e a elaborare da sola un lutto importante. Le
                                    persone che le stanno accanto ( o che dovrebbero) e le figure di
                                    riferimento sono impegnate a salire la scala del successo
                                    sociale...sempre impegnate nel lavoro. Realtà di tutti i giorni che
                                    nella trama di Selvaggia ci vengono sbattute in faccia lentamente ma
                                    inesorabilmente con lo scorrere del testo.
                                    Come spesso accade i social network sono il prolungamento di braccia che
                                    non riescono da sole a chiedere aiuto e intervengono per i ragazzi come
                                    valvole di sfogo. Credo che tu abbia voluto, fra le varie cose, anche
                                    inserire il senso di colpa che la società inculca nelle persone, perchè
                                    l'ho riscontrato più volte durante gli "incontri" con Selvaggia.

                                    E poi che dire, in miliardi di occasioni mi sono sentito come Selvaggia,
                                    con la voglia di mandare in culo il mondo, la società che spesso non ci
                                    rappresenta. Quante volte mi sono sentito di esprimermi di più di quanto
                                    non farei a cose "normali", per esempio dietro la tastiera di un PC?
                                    Dietro Selvaggia c'è ognuno di noi, ognuno di noi è in fondo una piccola
                                    Martina, la persona che è e sta al posto che la vita le assegna, timida,
                                    senza pretese e con poca voglia di volersi bene e di autostimarsi.

                                    Nel complesso è un racconto che consiglierei volentieri, io interpreto i
                                    chiaroscuri della personalità come una bellissima sfumatura fra i due,
                                    resa eterogenea dall'etichetta che la società impone, ma il testo è
                                    scritto tanto bene che probabilmente lascerà un'impronta diversa in
                                    tutti quelli che spero abbiano il piacere di leggerlo!

                                    Grande Giovanni!

                                      Voto 
                                      Sabrina G.
                                      28/05/2013

                                      Ho letto Selvaggia e mi è piaciuta!

                                      Questo romanzo mi è piaciuto. Mi ha incuriosito sin dalla quarta di copertina, e quando l’ho letto ho “dovuto” terminarlo in poco tempo. Tra l’altro il finale è davvero…inaspettato. Almeno per me, scrittrice e amante dei prevedibili lieto fine! Mi è piaciuto nonostante non sia entrata in sintonia con Daniel, il personaggio maschile. Ma forse questo perché quando leggo un libro non lo analizzo oggettivamente, ma lo vivo internamente, e se io avessi conosciuto un ragazzo come Daniel, per quanto sensibile e altruista, più di una volta mi sarebbe venuta voglia di prenderlo per le spalle e dargli una bella scrollatina!

                                      Ad ogni modo il mio consiglio è: leggetelo. E’ un libro scritto bene, che nella sua apparente semplicità tocca nel profondo tematiche dolorose e vere.

                                      Complimenti a Giovanni Garufi Bozza, che ho avuto l’onore e il piacere di incontrare !

                                        Voto 
                                        Anna C.
                                        22/05/2013

                                        Selvaggia è una storia d'amore

                                        "SELVAGGIA" è una storia d'amore.
                                        Un sentimento nato per amicizia che si trasforma e cresce.

                                        Un amore prorompente come un fiume in piena racchiuso negli alti argini della timidezza che fatica a straripare.

                                        Un illusione di eternità e indissolubile nella sua foga giovanile tanto da indurre il ragazzo protagonista della storia, a diventare l'artefice della difficile e tortuosa risoluzione del conflitto interiore di Lei.

                                        A farlo diventare più maturo dei suoi diciannove anni.

                                        A farlo diventare uomo nell'aiutarla al di là delle sue reali possibilità di riuscita.

                                        L'amore di Selvaggia si manifesta nel suo essere donna spregiudicata e indipendente sotto una maschera che copre una verità fatta di assenze e di paura così forti da volerle nascondere persino a se stessa.

                                        Il muro impenetrabile eretto da Martina che Daniel dovrà perforare prima e abbattere poi, sarà per lui un incessante pensiero fisso.

                                        E' questa la prima parte della storia, un dialogo a due, che nel proseguo diventa più dinamica e incalzante.

                                        La mente umana è complessa e le ragioni del cuore la portano ad occultare quello che c'è di reale da ciò che vorremmo ci fosse.

                                        Vedere con gli occhi dell'amore è come guardare attraverso un vetro appannato e credere di vederci chiaramente.

                                        Chi siamo in realtà senza la maschera che per pudore o per ipocrisia, usiamo per coprirci la faccia?

                                        E Daniel cosa ama?

                                        Il fascino dell'attrazione di Selvaggia o l'imperscrutabile anima di Martina?

                                        Con la maturità del tempo che passa sbiadendo i colori della giovinezza e i suoi ardori e ricordando quei momenti saprà che non è importante darsi una risposta.

                                        L'amore è una bella illusione e la vita è piena di sorprese!

                                        Queste sono le mie considerazioni dopo aver letto "Selvaggia"

                                        Se volete saperne di più... non vi rimane che leggerlo!

                                          Voto 
                                          Giovanna Albi
                                          21/05/2013

                                          La mia recensione

                                          Ciao , sono Giovanna,

                                          oggi vi voglio presentare la mia recensione al pregevole testo ” Selvaggia” dell’amico stimato Giovanni Garufi Bozza. fine psicologo, indagatore della psiche umana, creatore e gestore di un blog di grande successo, nel quale dà un serio contributo agli scrittori emergenti, attraverso interviste su Radiovortice e recensioni di notevole livello.

                                          Che Giovanni sia un appassionato della vita nella pienezza del termine lo si evince dalle energie che prodiga in politica, nel blog, nella scrittura e nella sua attività di psicologo.Mi sento di ringraziarlo col cuore per tutto quello che ha fatto e fa per me e per gli scrittori emergenti e per avermi fatto conoscere un personaggio complesso e contraddittorio, metafora della condizione umana, che è appunto “Selvaggia”.

                                          Il filo rosso del romanzo è quello del “doppio,”che già molto diffuso nell’antichità ( le commedie plautine docent), è stato felicemente ripreso nella letteratura psicologica del nostro Novecento , tema che trova in Giovanni un interprete molto profondo, capace di scandagliare nei recessi più profondi dell’animo umano, nel quale di norma convivono più personalità, simbolizzate nel romanzo da Martina, ragazza spenta, solitaria, introversa, studiosa, e Selvaggia, ragazza spregiudicata, dark, eccentrica, votata alla vita carpe diem.

                                          Geniale è l’idea di far convivere le due ragazze in una personalità sdoppiata e ben delineato è anche il personaggio di Daniel, studente di psicologia, che tenta di conciliare gli opposti sentire della complessa personalità di Martina-Selvaggia, mettendo a serio repentaglio la sua salute mentale e rischiando di essere travolto nel vortice della duplice personalità, che si sanerà grazie all’amore.

                                          Lo stile colloquiale, semplice, dialogico ti fa entrare nella storia che si legge di un fiato( ho impiegato 4 ore bellissime della mia attuale giornata) e il lettore viene magicamente risucchiato nell’intreccio , mettendoci del suo e rischiando anch’egli di essere assorbito dalla duplicità esistente nell’essere umano, perché lo scrittore Giovanni tocca un tema universale, cui nessun essere umano può sottrarsi,anche se ,ovviamente, il topos letterario raggiunge livelli paradossali, di fronte ai quali Daniel rimane sconcertato, perché non riesce a riassorbire le contraddizioni facendo appello alla logica kantiana o all’apparente umiltà del messaggio socratico.

                                          Il tema è trattato con coraggio e gusto della narrazione ed esprime bene tutto l’acuto vitalismo del giovane scrittore, vicino alla psicologia adolescenziale, capace di penetrare fino in fondo quel che si agita nell’animo umano, in uno stile vivace, scorrevole, vicino al linguaggio parlato dei giovani.

                                            Voto 
                                            Mario D
                                            15/05/2013

                                            Mario D'Onofrio: Selvaggia in chiaro e scuro

                                            E scritto bene. Una storia d'indubbia abilità creativa ma che, com'è sdoppiata nella protagonista, è sdoppiata anche nella modalità di scrittura.
                                            Da semplice lettore non posso negare di aver faticato un po' a leggere i primi due capitoli. Mi sono apparsi come una lunga ed enorme introduzione, che per come sono pigro io a leggere è stata un po' dura da digerire.
                                            La prima parte, quella in cui Daniel si relaziona esclusivamente con Selvaggia, l'ho sentita molto fredda e lenta, nonostante il personaggio principale sia impeto, impulso e istintualità. Insomma l'ho avvertito come se dall'introduzione alla storia, si fosse passati all'introduzione della protagonista, con interviste e colloqui varie ripetuti di martedì in martedì.
                                            Finalmente ha una scarica elettrica nella prima uscita di Daniel e Selvaggia, in cui lo sperimentatore-psicologo, partecipa alla mascherata della ragazza.
                                            Per lunghi tratti non posso negare che mi abbia fatto pensare ad una mia conoscente, la quale davvero soffre di doppia personalità ma non ha nulla a che vedere con il lutto irrisolto di Martina.
                                            Ultimata questa prima fase, in cui ci sono Selvaggia e Daniel, ha inizio la seconda contestualizzando la conoscenza con Martina durante gli ultimi giorni di Giovanni Paolo II. Sacro e profano a confronto insomma. L'oscurità e la luce che vanno su due strade opposte. Qui inizia una lunga contestualizzazione storica che conduce poi alla morte del Papa. Da qui comincia un'altra introduzione del personaggio Martina, anche se molto più veloce, a dispetto di come si era da sempre presentata la ragazza all'università.
                                            Da qui in avanti la storia accelera con un tempo scandito dagli attimi di paura e momentanea certezza della ragazza. Anche Daniel entra finalmente nella storia, vivo e non più sperimentatore-psicoterapeuta. Coinvolgendo e lasciandosi coinvolgere da Martina. D'un tratto la scrittura diviene molto più scorrevole e anche gli eventi iniziano a susseguirsi con una certa velocità, senza però perdere di vista la parte emotiva, che dopo tanto tempo comincia ad emergere, e quella riflessiva.
                                            Devo dire che questa seconda parte mi è piaciuta molto di più e non per il cambio della protagonista. E' proprio il modo di scrivere che mi pare sia diverso, molto più immediato, diretto e veloce, nonostante la figura di Martina fosse più lenta, per come era comparsa fino a quel momento.
                                            Subito dopo scoppia la lite furibonda e poi ancora gli screzi successivi. Infine il viaggio di Daniel per Ponza per riconquistarla. Insomma avvengono molte più cose in questa seconda fase. Sembrano per certi versi due romanzi impostati diversamente, racchiusi in un unico filo conduttore.
                                            Appare un po' come "Dottor Jekyll e Mister Hyde", non solo nell'alternarsi della protagonista ma anche nella penna di chi ha scritto.
                                            Sono felice che si sia alzato il tasso emotivo nella seconda parte, perché ha dato quell'impulso alla storia che, fino a quel momento, me l'ha fatta sembrare come un'analisi psicoterapica, dando vita ai personaggi in essa contenuti, apparsi in alcuni momenti un po' slegati.
                                            Una storia da seguire fino all'ultima pagina, senza perdere di vista neppure il più impercettibile passaggio, perché nonostante la prima parte un po' lenta, si rischiano di perdere importanti pezzi per chiudere il quadro nella seconda.
                                            Avvincente in questa ricerca della verità e che premia sicuramente l'abilità comunicativa, soprattutto durante i colloqui, dell'autore.
                                            Mi congratulo con Giovanni per il bel lavoro svolto e gli auguro di continuare e migliorare sempre di più.

                                              Voto 
                                              Jessica B
                                              19/04/2013

                                              Chi di noi è davvero "normale"?

                                              Ho letto questo libro dopo aver lanciato una rapida occhiata alla sinossi in quarta di copertina. Vi dirò che mi aspettavo di innamorarmi del personaggio, o meglio, della personalità di Selvaggia, in quanto ci viene presentata come una ragazza che ama vivere o che comunque fa di tutto per palesare questo sentimento che in cuor suo non sa se lo prova o meno. In realtà, man mano che proseguivo nella lettura, venivo sempre più attratta da Martina che resta ignota al lettore, in quanto per gran part del romanzo ci viene presentata soltanto dalla bocca di Selvaggia, che la vive in un rapporto di amore ed odio. Infatti vuole proteggerla da tutto, in quanto sa di essere più forte di lei, ma allo stesso tempo ne è gelosa e a volte vorrebbe sopraffarla completamente. Sembra davvero un rapporto tra sorelle.
                                              E' molto interessante poi osservare quanto può essere forte la reazione di una persona a un grande trauma, nel caso in questione, un dolorosissimo lutto. Soprattutto è affascinante la soluzione paradossale a cui la sofferenza e il senso di colpa hanno condotto la povera Martina.
                                              Ho prestato molta attenzione, poi, ai comportamenti dei personaggi, soprattutto di Daniel. Infatti io nei miei romanzi ci tengo molto a rendere verosimili le situazioni e le reazioni. Non era facile, perché la vicenda che si dispiega agli occhi del ragazzo sfiora l'assurdo, anzi a volte ci si tuffa proprio dentro! Ma Giovanni è uno psicologo, perciò...
                                              No scherzi a parte, è ben elaborato. Infatti all'udire gli strani discorsi di Selvaggia, spesso il lettore si ritrova a perdere la pazienza un po' come succede a Daniel (o almeno per me è stato così).
                                              Martina suscita una forte tenerezza (attenzione, non ho detto pena) e io ho adorato il capitolo in cui lei esce con Daniel. Sembra piccola e fragile ma allo stesso tempo dimostra una forza incredibile riuscendo a coesistere con la forte personalità di Selvaggia.
                                              La parte finale del romanzo (e con questo intendo gli ultimi tre capitoli, epilogo escluso) sono una vera e propria valanga, viene voglia di berli tutti d'un fiato. Gli eventi precipitano con un ritmo decisamente più incalzante di quello nelle pagine precedenti. E' normale, i personaggi sono ormai giunti a un punto di rottura irreversibile, perciò la cosa deve essere risolta in un modo o nell'altro. La reazione di Martina/Selvaggia è molto interessante, a mio avviso. Di nuovo si ritrovano davanti alla possibilità di perdere per sempre una persona fondamentale per la loro vita. Perciò torna il trauma dell'abbandono, ma stavolta possono fare qualcosa, al contrario di quello che accadde ai "loro" genitori.
                                              Ho apprezzato molto sia il finale, sia l'intervento diretto del narratore nelle ultime tre righe del diciottesimo capitolo. Mi è piaciuto anche l'epilogo, in cui si tirano le somme non tanto a livello di trama (che suscita in me un interesse relativo), quanto a livello di crescita interiore dei personaggi. Daniel ha accompagnato Martina nel suo percorso verso il ritrovamento di se stessa ma allo stesso tempo è stato accompagnato da lei nella scoperta di una parte temeraria, appassionata e innamorata, che probabilmente non sospettava nemmeno di avere.
                                              Perdonatemi se non sono in grado di recensire/giudicare un libro. Ho cercato di dare un senso a queste mie parole e sto provando a migliorarmi recensione dopo recensione.

                                                Voto 
                                                Cinzia Pizzo
                                                02/04/2013

                                                Selvaggia

                                                Terminato in poche ore questo meraviglioso libro, storia molto sentita con il cuore e soprattutto con l'anima. Martina e Selvaggia sono gli opposti una dell'altra, hanno vite completamente differenti ma hanno in comune una sola cosa la solitudine e la tristezza, la prima l'affronta restando chiusa in se stessa con la morte nel cuore, l'altra cerca di "vivere" una vita al limite dell'eccesso, grazie a Daniel riusciranno a fare un percorso molto importante e a cercare di trovare "se stesse". Ho sempre pensato che l'amore, quello vero, sia una grande ancora di salvezza, mi sono rimaste impresse queste frasi: "ognuno di noi è straordinario perchè anche senza accorgersene può provocare grandi eventi e cambiare la vita di un'altra persona. Abbiamo un potere che non ci rendiamo neanche conto di possedere e ogni scelta che facciamo, anche minima, può condizionare enormemente la nostra vita e quella degli altri senza che possiamo farci veramente nulla". Questo libro è pieno di sentimenti, dalla rabbia all'affetto, dalla tristezza alla voglia di reagire e credere in un futuro migliore con la forza dell'amore. Ben scritto, i personaggi prendono vita nella loro semplicità, la storia arricchita è molto scorrevole, con quel pizzico di curiosità che invoglia a leggere non rendendosi conto di voltare le pagine e di ritrovarsi alla fine del libro lasciandosi trasportare da una marea di emozioni vissute intensamente, soprattutto da parte mia. Grazie per avermi regalato questa toccante storia. Cinzia.

                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione
                                                Voto 
                                                Monica Portiero
                                                17/03/2013

                                                "Selvaggia" i chiaroscuri di personalità

                                                Premetto che questo libro è scritto benissimo. E’ una lettura intensa e continua, senza cedimento alcuno.
                                                Lo stile e soprattutto la trama ne fanno uno dei libri di scrittori italiani più belli da me letti in assoluto e io leggo davvero tanto!
                                                Noi tutti siamo attratti da un qualcosa in una persona, quel qualcosa di particolare che ti fa guardare qualcuno negli occhi e restarne folgorato.
                                                Questo è ciò che capita a Daniel incontrando per la prima volta gli occhi di Martina.
                                                Lei è una ragazza tanto bella,quanto gelida,che non permette confidenze a nessuno e Daniel prova da subito un’attrazione incredibile verso questa bionda compagna di corso all’università ,così distante da tutto e da tutti,così chiusa,così “diversa”.
                                                Ma una sera,durante una festa in compagnia di amici incontra Selvaggia ,ragazza mora e Dark piena di sole e voglia di vivere,e di nuovo prova la stessa sensazione,quell’incredibile alchimia che,stranamente, lo lega a Martina.
                                                Martina, Selvaggia,Martina.


                                                Daniel istintivamente sa che Martina e Selvaggia sono la stessa persona.
                                                Una bionda,l’altra mora,l’una l’opposto dell’altra.
                                                E’ la solitudine che ammanta Martina,il suo senso di colpa per la morte dei genitori in un tragico incidente d’auto, a dare vita ad una parte di sé, quella oscura ,fino a darvi un corpo “fisico”.
                                                E Selvaggia crede davvero di essere una persona scissa dalla stessa Martina. Vive una vita parallela, paragonabile al ciclo fra la Luna e al Sole,dove lei e Martina occupano lo stesso spazio materiale ma non s’incontrano mai.
                                                E Daniel ama e lotta contro una Selvaggia decisa ad avere la meglio su Martina stessa,lotta e ama così tanto le sfaccettature di questa ragazza così infelice da provare a ridarle l’equilibrio perso.
                                                Riuscirà a pacificare un’anima cupa?Riuscirà il loro amore a vincere sulla stessa Martina-Selvaggia?
                                                Ci sono molte persone che hanno in sé la parte “Selvaggia” e la parte “Martina”,alcuni la celano così bene,che non te ne accorgeresti,se ogni tanto questa non sbucasse dal nulla e non ammiccasse dicendo:
                                                Sono qui.Sempre qui e … aspetto di “uscire”.
                                                Il finale…
                                                Dovete leggerlo!
                                                Giovanni Garufi Bozza i miei sinceri complimenti per aver dato vita così bene a un personaggio come Martina-Selvaggia,tanto che alla fine mi sembrava di conoscerla!

                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione
                                                Voto 
                                                Paolo Tosi
                                                10/03/2013

                                                Tutto d'un fiato

                                                Ho letto Selvaggia tutto di un fiato perché avevo tempo di farlo ma soprattutto perché la storia ti prende subito e ti incuriosisce man mano che le pagine scorrono. L’idea letteraria è grandiosa e mi sembra anche piuttosto nuova per come è sviluppata; faccio quindi veramente tanti complimenti a Giovanni anche immaginando il travaglio intellettuale che ha passato per partorirla in questo modo. Se posso fare una piccola critica avrei elaborato maggiormente il momento del doppio incontro. E’ vero che Roma pur essendo grande si concentra sempre negli stessi posti dove è facile incontrarsi per caso, ma nel racconto questa casualità mi è sembrata un po’ eccessiva, quindi poco credibile. In generale però il libro è bellissimo, avvincente e molto curato nell’introspezione dei personaggi. Bravissimo!

                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione
                                                Voto 
                                                Simone P
                                                13/02/2013

                                                Viljana Kaleci

                                                Bellissimo romanzo. mi sono appassionata dalla prima pagina e via via che andavo avanti non vedevo l'ora di finirlo, ma quando ero verso la fine avrei voluto che continuasse! Complimenti vivissimi!

                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione
                                                Voto 
                                                Simone P
                                                02/02/2013

                                                Simone Pavanelli

                                                Selvaggia stimola l'appetito, ma non quello solito. Questo romanzo ti fa venire la FAME di proseguire e di vedere come va a finire. Ben scritto e mai banale. Le pagine quasi si sfogliano da sole portando il lettore a vivere un'avventura ricca di sentimenti e grande musica. Un ottimo inizio per un autore emergente che merita tutta la fortuna del caso. Bravo Giovanni, aspetto il prossimo con impazienza!

                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione
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                                                Stella S
                                                31/01/2013

                                                Uno, Nessuno, molteplici frammenti.

                                                Selvaggia è un romanzo volto all’analisi introspettiva dei personaggi in un’ottica, seppur efficacemente rielaborata in chiave moderna, dal sapore prevalentemente pirandelliano: i chiaroscuri della personalità rimandano al dissidio, più che mai attuale, tra l’apparire e l’essere, tra la forma e la vita, tra la persona e il personaggio. Più la persona è resa debole e insicura dagli eventi della vita, come succede a Martina, più ha bisogno di essere un personaggio. È la vita stessa, con i suoi drammi eccezionali o con la sua inquietante normalità, che quindi ci impone una maschera per entrare a contatto con gli altri e per poter far parte di un gruppo. Spinti dal bisogno di proteggere la nostra vera identità dalla crudeltà del reale, ci inventiamo una nuova personalità. Niente di tragico, finché si rimane nella consapevolezza: il guaio è quando la situazione ci sfugge di mano e non ci limitiamo più a mentire agli altri, ma arriviamo a inventare menzogne a noi stessi fino a non sapere più quale sia la nostra vera identità. La maschera che doveva rappresentare la salvezza diventa una trappola: quando ci accorgiamo di non essere più nessuno, la solitudine e l’incomunicabilità non possono che aumentare! La storia sembra voler indicare nella forza dell’amore l’unica via di salvezza: l’amore per Daniel è così forte che riesce a svegliare Martina/Selvaggia e a farle consapevolmente accettare la sua reale situazione; allo stesso tempo l’amore di Daniel per Martina/Selvaggia si fa così forte da fargli accettare che l’Io non ha una sola identità, ma molteplici frammenti di identità diverse.
                                                Pagina dopo pagina, si alternano momenti di vivacità narrativa ad altri di riflessione e di intensa commozione, ma restano sempre vivi l’interesse per la storia e la curiosità per l’epilogo. Un epilogo che sarà capace di stupirci.


                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione
                                                Voto 
                                                Fabrizio Ago
                                                25/01/2013

                                                Le donne hanno quella marcia in più, quel che di magico, profond

                                                Ben scritto e con ritmo invitante questo romanzo di Giovanni Garufi Bozza. Ben curata poi l’impaginazione, che tra gli scrittori esordienti non è una qualità scontata.
                                                Apre con un quadro intimistico su Daniel, che odia la monotonia e ama le novità; che preferisce la compagnia delle ragazze, non per flirtarci, ma in quanto loro sanno ascoltare e dare il consiglio giusto, quello femminile, dettato dal loro sesto senso e dalla loro maggiore sensibilità.
                                                In un noioso pomeriggio domenicale, il ragazzo siede distrattamente davanti al computer. Per gioco clicca un nome: Selvaggia. Ed ecco che gli appare un curioso ed enigmatico blog, con in sottofondo una musichetta triste e lenta e delle poesie cupe, enigmatiche.
                                                Inizia quindi il nuovo anno accademico e lui prende posto nell’aula di biologia, dove viene a sedersi, proprio al suo fianco, una ragazza bionda, con i capelli lunghi e degli occhi di un azzurro meraviglioso. Ne rimane subito affascinato. Si chiama Martina, ma non le piace parlare, fraternizzare. Se ne sta sola, in disparte, a scribacchiare su dei quaderni.
                                                Nella testa di Daniel si forma allora uno strano, quanto gratuito pensiero. Che Martina e Selvaggia siano la stessa persona?
                                                Una sera, in un locale casualmente viene a conoscere per davvero Selvaggia, che si rivela essere una ragazza molto sensuale. Ma lui non è a caccia di avventure, cerca piuttosto conferme a quel suo fantasioso accostamento. Lei ha in effetti tratti che potrebbero ricordare Martina, ma è mora e soprattutto veste ed ha atteggiamenti totalmente diversi. Non vi è però nulla da fare. Ormai nella mente di Daniel quelle due ragazze sono la stessa persona. Uno sdoppiamento di personalità? Si mette così a giocare al detective. Ma non immagina in che guaio stia per andare ad infilarsi.
                                                Garufi ha una formazione da psicanalista e così dipinge in modo molto puntuale e coinvolgente le due ragazze, o la doppia figura di una persona disturbata. Da leggere per scoprirlo e per sapere come ne uscirà poi Daniel.
                                                In ogni caso complimenti vivissimi all'autore.

                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione
                                                Voto 
                                                Giovanni G
                                                20/01/2013

                                                Recensione al libro Selvaggia, di Rosanna Fiorino

                                                Un romanzo scritto benissimo, con un’approfondita analisi dei personaggi e delle motivazioni dietro ai loro comportamenti. (By the way, l’autore è laureato in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, nonché in Psicologia del Benessere nel Corso di Vita).

                                                In questo romanzo c’è il gioco delle parti e c’è anche la simbologia della maschera dietro alla quale ci si nasconde, molto spesso per celare un dolore profondo. E c’è Roma a fare da scenario della storia, con la cornice del periodo legato alla morte di Giovanni Paolo II e all’elezione del nuovo pontefice.
                                                Ci sono riferimenti al mondo dark, a un certo tipo di cultura oscura che può diventare sipario di un palcoscenico dove la ragazza protagonista è libera di recitare il suo personaggio per non soffrire.

                                                Giovanni alla fine del libro chiede scusa ai dark per le eventuali imprecisioni, e questa cosa mi ha fatto sorridere, perché pur non essendo magari direttamente coinvolto da questo mondo, secondo me è riuscito benissimo a raccontarlo, arrivando ad emozionarmi in profondità.

                                                Un libro verso cui ho provato un’empatia e un coinvolgimento totale sin dalle prime pagine… (e non capita spesso!!)

                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione
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                                                Francesca S.
                                                18/01/2013

                                                Francesca S.

                                                Sono rimasta molto colpita da questo romanzo, quando si pensa ad un libro con la doppia personalità ci viene in mente "Dottor Jekyll e Mr Hyde", ma siamo lontani, questa storia è molto più simile a ciò che succede ai giovani e meno giovani di oggi. Qui l'autore ci dà una chiara visione dei problemi che potrebbe avere nostro figlio o i nostri fratelli e senza che noi ci accorgiamo di niente. La storia comincia con un po' di stanca, si sente la noia dell'autore fra le righe del primo capitolo e mi ci è voluto un po' per cercare di non richiuderlo e metterlo fra i libri noiosi. Attraversato lo scoglio delle prime 10 pagine il libro si apre in una storia che comincia a prendere il lettore, quasi come se l'autore crescesse scrivendo. Man a mano che andavo avanti c'era un evoluzione del mio interesse verso questo personaggio di cui mi sono innamorata. Dal titolo sembra che la protagonista sia Selvaggia ma non è così, il vero protagonista è Daniel che con un profondo aultruismo aiuta questa ragazza inizialmente molto antipatica, presuntuosa e forse anche cattivella, ma lui mettendo l'orgoglio da parte l'aiuta ad affrontare il suo problema. Negli ultimi cinque capitoli prima di arrivare ad un dolce e commovente finale c'è un travaglio che mi ha lasciato senza respiro, un susseguirsi di avvenimenti, un esplosione di emozioni contrastanti che mi hanno lasciato gli occhi lucidi per tutto il tempo. Se c'è un aggettivo che si può dedicare al romanzo di selvaggia è "commovente" oltre che originale.

                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione
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                                                Ciro Pinto
                                                18/01/2013

                                                La maschera: la mia recensione di "Selvaggia", di Giovanni Garuf

                                                I Giovani. Il loro mondo, i loro problemi, la loro vita e le loro sofferenze.
                                                La fuga. I problemi a volte sono troppo grandi da affrontare, o a volte le regole, gli schemi sono tali che non si riesce a condividerli. Come fuggire? La psiche. Quale pozzo profondo di verità, quale universo così vasto e imprescrutabile. Niente può eguagliarla! Questi i tre grandi filoni che costituiscono la struttura del bel romanzo “Selvaggia, i chiaroscuri di personalità” di Giovanni Garufi Bozza, giovane talento alla sua prima opera edita. Un esordio di spessore per i temi trattati, per la struttura della storia e anche per l’impegno narrativo, trecentodieci pagine ben scritte e che conducono il lettore nei meandri della vicenda senza stancarlo. C’è la vita quotidiana di giovanissimi alle prese con la loro personalità, ancora tutta in fieri, con il loro futuro, tutto da costruire, con le malinconie da domenica pomeriggio, le paure o l’entusiasmo di affrontare la nuova settimana, che li attende come tutta la loro vita. C’è il mondo che li circonda, osservato sempre e comunque, quasi qualche volta in forma didascalica, e forse è questo che rende l’opera di Giovanni un’opera trasparente, specchio sincero dell’anima giovane dell’autore, della sua curiosità, del sua ricerca affannosa ed entusiastica delle risposte ai mille perché. E infine c’è la maschera! Il fulcro centrale del libro, la parte più affascinante del racconto. Sdoppiarsi, mascherarsi per difendersi dal dolore, per sfuggire alle regole o alle responsabilità, per sentirsi diversi da sé, per continuare nel sogno della fanciullezza. “L’idea di avere una maschera addosso……lo stimolava ancora di più. Era come avere una barriera protettiva intorno a lui: nessuno lo avrebbe mai riconosciuto conciato a quel modo e perciò poteva permettersi ogni cosa quella sera, alla faccia di ogni tabù!” Da adulti spesso si indossano maschere per compiacere gli altri, per difendersi, per attaccare. Ma la maschera che indossa un giovane è solo l’estremo tentativo di sfuggire a un vortice che incomincia a succhiarlo inesorabilmente verso la vita adulta, verso la maturità, dove i problemi occorre risolverli, le responsabilità assumerle e le sofferenze affrontarle. La maschera di Selvaggia è forse la voglia di negare, di sfuggire ma è anche la soluzione creativa e fantastica del suo problema, qualcosa che risiede nella sua psiche, che ne sa molto più della sua ragione. Conflitto ormai secolare che ha riempito tomi e tomi di illustri pareri. Giovanni Garufi Bozza ci intrattiene con lo stile e i dialoghi dei giovani, con la loro allegria, la malinconia che a volte li assale, la spiritualità che spesso li caratterizza, ma ci prende per mano e pian piano ci porta a spasso nei meandri dell’inconscio. Un libro che giovani e adulti dovrebbero leggere per capire meglio se stessi. Ciro Pinto

                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione
                                                Voto 
                                                Elisa Vangelisti
                                                18/01/2013

                                                Scritta come una lettera all’autore

                                                Come sempre, scrivo la mia recensione a caldo. E mi sto lisciando il pelo come un gatto. Non so fare le recensioni, in realtà, perché non riesco a essere analitica, quando le emozioni mi escono dallo stomaco e sfarfallano verso l’alto, trascinandomi in un volo immaginario dieci centimetri da terra. Hai ragione sul finale, quando spieghi che il tuo romanzo non è autobiografico. Hai ragione per il semplice fatto che uno come Daniel non esiste. Per forza, è troppo dolce! Quanta dolcezza nei suoi litigi, nelle sue frasi imbarazzate, nella sua angoscia e nella tenerezza dell’impulso dettato dall’amore, da un’emozione che non conosce e di cui si rende conto per la prima volta… che immagini vivide ho visto nella mia mente, mentre descrivevi la scena che risolveva tutto, quando il contatto tra i due ragazzi si faceva “vero”, reale, spezzando i cocci di tre esseri e ricomponendoli in due metà che si sono incastrate perfettamente. Ma la perfezione non esiste e questo è ciò che spiega il romanzo. Siamo esseri imperfetti, in ciò sta la nostra bellezza. Siamo capaci di scomporci e ricomporci creando puzzle sempre nuovi, spiazzando persone e situazioni e – a volte – persino noi stessi. Siamo reali e immaginari, vivi e morti prima del tempo, coraggiosi e inutili, incazzati e disperati. E ogni cosa non dura per sempre, anche quando sembra impossibile che possa andare in un altro modo. Ma quello che resta nel cuore, dentro, è impresso come un marchio e non se ne può andare solo perché guardiamo altrove. Vorrei descrivere a modo mio le scene che ho preferito, arricchendole dei particolari che la mia fervida fantasia ha fotografato come istantanee scattate con il cuore. Le emozioni che ho rubato alle pagine di questo romanzo mi hanno colorato l’anima, altro che bianco e nero! Tornando alla realtà, ti ringrazio. Qualcuno sa che anche tu mi hai letta e recensita e ora io sto facendo altrettanto. Magari penseranno che ci siamo messi d’accordo per incensarci a vicenda, ma – onestamente – “nun me ne po’ fregà de meno” (per dirla alla romana… capirete perché leggendolo!). Non posso parlare male di questo romanzo, pur nelle piccole imprecisioni che ho trovato. Ti avevo promesso parecchie domande, cosa che farò in privato. Un appunto di fondamentale importanza che ti faccio è questo (anche perché, altrimenti, spargerei solo miele rischiando di risultare poco critica!): l’elezione del nuovo Papa. Non è scritta male, non è fuori luogo, svolgendosi i fatti a Roma, ma non la trovo utile per il romanzo. Questa è una cosa che avrei eliminato. Non lo rovina, per l’amor del cielo, ma mi ha fatto l’effetto della pubblicità tra il primo e secondo tempo. E – per finire – una tirata d’orecchie: un finale così “libertino” mi ha un po’ indispettito, ma non sei né il primo né l’unico a stuzzicare il lettore… pazienza… vorrà dire che ti tedierò all’inverosimile, finchè non mi scriverai il sequel! Passerò il libro senz’altro a mia figlia e lo consiglierò in giro, come faccio con tutti i libri che mi sono piaciuti. È una bellissima storia d’amore e di crescita, reale, viva, dove non tutto va sempre bene, anzi, ma – alla fine – dove tutto serve. Aggiungo i commenti che Giovanni ha fatto alla recensione, dopo avergliela fatta leggere. Mi ha spiegato che il fatto di cronaca narrato è servito come passaggio da una situazione a un’altra, quindi il fatto che io abbia colto questa separazione è voluto. Il commento sul finale, invece, non ve lo posso dire! Spero che un giorno ci penserà lui. Sono sicura che – con la sua sensibilità – sarà in grado di risolvere molto prima di quanto creda.

                                                • 1 su 1 lettori trovano utile questa recensione

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                                                Selvaggia

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                                                di Giovanni Garufi Bozza

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